Cerca  Cerca
Ricerca parole o frasi all'interno del sito.
Ricerca avanzata

Section Comunicati/Anno 2003/Giugno 2003

COMUNICATO

IL 40% DEI MEDICI SPECIALISTI NON FA LE RICEVUTE: 2,6 MLD I COMPENSI “IN NERO”. OLTRE 1,5 MLD I MANCATI INTROITI PER FISCO E MUTUE.

MESSINA: “TRACCIARE” LE RICETTE. SOTTOSEGRETARIO SALUTE CURSI: “BUONA IDEA”


La stragrande maggioranza dei medici specialisti non emette le ricevute fiscali o indica un importo inferiore a quello effettivamente pagato dal paziente. Il rapporto “conflittuale” tra i professionisti e le tasse, e’ emerso in un sondaggio condotto di gf Studio, per conto dell’Osservatorio della terza età, Ageing society, presentato in anteprima alla trasmissione “Tra il dire & il fare” l’unico talk-show dedicato ai temi del quotidiano e del sociale, in onda sabato, 14 giugno, alle 12,30 su Odeon Tv.
Le risultanti sono scaturite dal campione rappresentativo di 1500 famiglie nelle quali almeno una persona sopra i 30 anni ha effettuato una visita specialistica negli ultimi 12 mesi, che ha evidenziato, innanzitutto, come la propensione a scegliere tra lo specialista pubblico (preferito dal 59,8% degli intervistati) e quello privato (40,2% dei casi) varia in rapporto al reddito, al grado di istruzione e alla regione di residenza. Tendenzialmente agli studi privati si rivolge chi abita nel Centro-Nord (65%) e quanti vogliono tempi di attesa ridotti (53%). Ma al di là dei dati generali la sorpresa, o conferma, arriva dalle risposte degli intervistati sul rilascio delle ricevute da parte dei medici. Sempre con riferimento alle strutture private, il 40% di chi si rivolge a questi ambulatori confessa di non aver ottenuto la ricevuta fiscale dopo la visita. Cioè ogni tre prestazioni erogate di identico ammontare, una viene fatturata per l’intero importo, un’altra riporta una cifra inferiore al pagato, di solito l’80%, mentre in oltre un terzo dei casi non viene emessa alcuna ricevuta.
L’impatto di tale comportamento sulle entrate dello Stato si può valutare tenendo presente gli studi Istat che valutano in 83 milioni le visite specialistiche effettuate dai medici liberi professionisti. Se si considera che il costo medio di ogni prestazione è di 81 euro (importo ottenuto rivalutando del 5% la media ponderata delle visite a pagamento pieno, cioè 80 euro, e di quelle presso le strutture accreditate, pari a 60 euro), si può facilmente calcolare il valore complessivo delle prestazioni private: qualcosa come 6,5 miliardi di euro.

In base al sondaggio proposto da Ageing Society il reddito sommerso ammonterebbe, quindi, a 2,6 miliardi di euro, di cui almeno un miliardo sottratto come imposte alle casse del fisco, a cui va aggiunto un altro mezzo miliardo di euro di contributi vari (previdenziali, assistenziali, ecc) non versati ai vari istituti.
Sul fenomeno, il cui valore e’ certamente sottostimato, si può e si deve intervenire utilizzando sistemi non necessariamente repressivi, che per lo Stato hanno comunque un costo. Non a caso Ageing Society propone di “tracciare” le ricette “bianche” degli specialisti attraverso il codice personale, che dovrebbe poi essere riportato obbligatoriamente dai medici di base sui loro moduli “rosa” per la prescrizione dei farmaci. Oltre a rappresentare una misura antievasione, perchè permette di confrontare in qualsiasi momento la quantità delle prescrizioni bianche con le ricevute fiscali emesse dai medici specialisti, la tracciabilità delle ricette rappresenta un efficace deterrente alla diffusione del comparaggio. “La tracciabilita’ – osserva il Segretario generale di Ageing society, Roberto Messina – non costa niente, ma ha una grande valenza dissuasiva e di controllo preventivo. Basterà solo imporre agli specialisti di scrivere il codice personale sulle ricette “bianche” e ai medici di famiglia di riportarlo sulle prescrizioni che vanno in farmacia, in maniera da accertarne l’origine”. Un primo si’ alla proposta e’ arrivato durante “Tra il dire & il fare” dal Sottosegretario alla Salute, Cesare Cursi, che ha anche chiesto la collaborazione dei pazienti a far rispettare gli obblighi di legge. “I risultati del sondaggio – ha affermato Cursi – sono molto interessanti. Lo e’ anche di più la proposta di Ageing society che deve essere approfondita. Dovremo valutare la possibilità di poter monitorare meglio la spesa per la medicina specialistica, il che significa anche far rientrare questa nel novero dei piani sanitari regionali e quindi anche nel novero delle spese che sono a carico del servizio sanitario nazionale almeno per alcune categorie. Il secondo dato importante e’ che se questo e’ vero c’è la possibilità di spiegare ai cittadini l’uso e l’utilità dei farmaci generici, che a fronte di un costo inferiore del 20-30% hanno gli stessi principi ed effetti terapeutici degli altri”.

Il sondaggio - gf studio - “Italiani e Sanità: esperienze ed opinioni” e il relativo commento e’ consultabile sul sito www.ageingsociety.com.
Roma, 13 giugno 2003

Per contatti
06/39751914
L’Ufficio stampa
print