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ID:AGI2272
Data: 08/19/04 16:05:28
LISTE D'ATTESA: IL FEDERALISMO NON LE ELIMINA
(AGI) - ROMA, 19 AGO - La sanita' regionalizzata non fa bene alle liste d' attesa, anzi. Oltre un anno e mezzo per una visita oculistica a Ravenna, pi¨ di due mesi per una mammografia in Abruzzo, Trentino e nelle Marche: sono i dati raccolti dall'Osservatorio della terza eta', Ageing Society, che durante l'estate, ha fotografato la situazione nei principali ospedali delle 103 province italiane. Il problema e' ancora, del tutto irrisolto se i tempi medi per fare un esame mammografico, una tac e una visita oculistica superano quelli fissati dall'accordo tra Stato e regioni, con una situazione di criticita' permanente per alcuni esami particolari. Uno scenario preoccupante quello che emerge dall'indagine dell'Osservatorio della terza eta', che ha monitorato i tempi di attesa per cinque prestazioni diagnostiche piu' frequenti: mammografia, tac al torace, ecografia pelvica, visita cardiologica con elettrocardiogramma e visita oculistica. Per un esame al seno nel 46,6% dei casi, l' appuntamento e' fissato dopo 60 giorni dalla prenotazione; nel 31% dei casi occorre aspettare tra i 16 e i 60 giorni, mentre solo il 14,5% delle prestazioni e' assicurato nell' arco delle due settimane.
Complessivamente, i ritardi sembrano equamente distribuiti sul territorio, seppure con significative differenze tra regione e regione. Se infatti nelle strutture monitorate di tutti i capoluoghi di provincia del Molise e della Liguria le prestazioni sono erogate nell' arco dei 60 giorni, in Abruzzo, nelle Marche e nelle province autonome di Trento e Bolzano occorre sempre attendere piu' di due mesi. Per quel che riguarda la visita oculistica, invece, la percentuale di strutture che sono in grado di garantire la prestazione entro il termine di 30 giorni e' inferiore a un terzo. Oltre il tempo massimo si trova invece il 62,1% del totale delle province. I casi piu' eclatanti di criticita' sono stati rilevati a Ravenna, (19 mesi), Biella, con una lista d' attesa di piu' di 10 mesi e Pordenone (9 mesi). La regione meno virtuosa e' risultata la Sardegna, dove il 100% delle province supera i 60 giorni d' attesa.
Segue il Friuli Venezia Giulia, con il 50% (2 province su 4) che non si mantiene all' interno dei 2 mesi. Infine, l' Emilia Romagna, dove solo 3 province su 9 presentano liste d' attesa inferiori ai 2 mesi. Situazione non migliore anche per la Tac al torace: il 24,3% delle prestazioni e' infatti fornito dopo i 60 giorni, nel 36,9% dei casi si aspetta tra 16 giorni e 2 mesi mentre un' attesa inferiore ai 15 giorni riguarda solamente il 18,4% degli esami. L' ecografia pelvica, poi, nel 27,2% dei casi, e' fissata soltanto dopo 60 giorni, mentre nel 45,5% delle strutture monitorate l' attesa oscilla tra i 15 e i 60 giorni. I problemi maggiori si registrano in quattro regioni del centro-nord: la Liguria, dove due province su quattro hanno tempi di attesa superiori ai 60 giorni; il Lazio, con tre su cinque oltre il limite; il Veneto, quattro su sette, e il Friuli Venezia Giulia, dove in tre capoluoghi su quattro le attese superano i due mesi. Le visite cardiologiche con elettrocardiogramma, la situazione e' caratterizzata da una tendenziale omogeneita' su tutto il territorio. Il 41,7% delle province monitorate rispetta il termine dei trenta giorni, che, in base all'accordo tra stato e regioni dell'11 luglio del 2002, doveva essere garantito, dal primo luglio dello scorso anno, ad almeno l'80% dei cittadini che effettuano la prestazione. Nel 31% dei casi, invece, le aziende ospedaliere o le Asl assicurano la prestazione in un tempo che oscilla tra i 30 e i 60 giorni, mentre ancora circa una provincia su cinque, il 20,4% effettua la visita dopo piu' di due mesi.
Rimangono fuori dalla statistica sette province, per le quali non sono stati raccolti dati o non Ŕ stato possibile effettuare prenotazioni telefoniche. ''A dispetto delle previsioni - sottolinea il segretario generale dell'Ote, Roberto Messina - il decentramento territoriale delle competenze in tema di sanita', non ha risolto i nodi delle liste d' attesa. In alcuni casi i tempi si sono raddoppiati e la tendenza si accentuera' con l' ulteriore abolizione delle competenze da parte dello Stato''. Messina, poi, punta l' indice sugli ''effetti nefasti'' della devolution sull'intero comparto. ''Gia' oggi vi sono regioni che assicurano talune cure ed altre che non sono in grado di erogarle per problemi economici. Il trasferimento esclusivo delle competenze dal centro alle periferia - dichiara il segretario dell'Osservatorio della terza etÓ - dara' vita a venti servizi sanitari diversi, e con il Sud che sara' schiacciato dall' eccellenza delle strutture settentrionali''. (AGI)
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