Cerca  Cerca
Ricerca parole o frasi all'interno del sito.
Ricerca avanzata


SANITA': AGEING SOCIETY,FEDERALISMO FA MALE A LISTE D'ATTESA
(ANSA) - ROMA, 19 AGO - La sanita' regionalizzata non fa bene alle liste d' attesa: lo dicono i dati raccolti da Ageing Society (Osservatorio della terza eta'), che durante l' estate ha 'fotografato' la situazione nei principali ospedali delle 103 province italiane, ricavandone uno scenario preoccupante. Un anno e mezzo per una visita oculistica a Ravenna, oltre due mesi per una mammografia in Abruzzo, piu' di 60 giorni per una ecografia pelvica in due province su quattro della Liguria. La Sardegna risulta essere la regione dove e' piu' difficile effettuare una visita oculistica: il 100% delle province supera i due mesi di attesa. I tempi medi per fare un esame mammografico, una tac e una visita oculistica - secondo l' indagine dell' Osservatorio della terza eta' - superano quelli fissati dall' accordo tra Stato e regioni dell' 11 luglio 2002. L' accordo prevede che il limite massimo di 30 giorni sia garantito, dal primo luglio 2003, ad almeno l' 80% dei cittadini che effettuano la prestazione.
L' Osservatorio ha monitorato i tempi di attesa per cinque prestazioni diagnostiche piu' frequenti: mammografia, tac al torace, ecografia pelvica, visita cardiologica con elettrocardiogramma e visita oculistica. Per una mammografia, nel 46,6% dei casi, l' appuntamento e' fissato dopo 60 giorni dalla prenotazione; nel 31% dei casi occorre aspettare tra i 16 e i 60 giorni, mentre solo il 14,5% delle prestazioni e' assicurato nell' arco delle due settimane. Complessivamente, i ritardi sembrano equamente distribuiti sul territorio, seppure con significative differenze tra regione e regione. Se infatti nelle strutture monitorate di tutti i capoluoghi di provincia del Molise e della Liguria le prestazioni sono erogate nell' arco dei 60 giorni, in Abruzzo, nelle Marche e nelle province autonome di Trento e Bolzano occorre sempre attendere piu' di due mesi.
Per quel che riguarda la visita oculistica, invece, la percentuale di strutture che sono in grado di garantire la prestazione entro il termine di 30 giorni e' inferiore a un terzo; oltre il tempo massimo si trova invece il 62,1% del totale delle province. I casi piu' eclatanti di criticita' sono stati rilevati in tre citta': a Ravenna, dove il primo appuntamento sarebbe stato fissato addirittura 19 mesi piu' tardi; Biella, con una lista d' attesa di piu' di 10 mesi; Pordenone (9 mesi) e Verona (226 giorni, pari a piu' di 7 mesi). La regione meno virtuosa e' risultata la Sardegna, dove il 100% delle province supera i 60 giorni d' attesa (con Oristano e Cagliari in grado di fornire la prestazione non prima di 4 mesi). Segue il Friuli Venezia Giulia, con il 50% (2 province su 4) che non si mantiene all' interno dei 2 mesi. Infine, l' Emilia Romagna, dove solo 3 province su 9 presentano liste d' attesa inferiori ai 2 mesi. Situazione non migliore anche per la Tac al torace: il 24,3% delle prestazioni e' infatti fornito dopo i 60 giorni, nel 36,9% dei casi si aspetta tra 16 giorni e 2 mesi mentre un' attesa inferiore ai 15 giorni riguarda solamente il 18,4% degli esami. L' ecografia pelvica, nel 27,2% dei casi, e' fissata soltanto dopo 60 giorni, mentre nel 45,5% delle strutture monitorate l' attesa oscilla tra i 15 e i 60 giorni. I problemi maggiori si registrano in quattro regioni del centro-nord: la Liguria, dove due province su quattro hanno tempi di attesa superiori ai 60 giorni; il Lazio, con tre su cinque oltre il limite; il Veneto, quattro su sette, e il Friuli Venezia Giulia, dove in tre capoluoghi su quattro le attese superano i due mesi. Nel caso delle visite cardiologiche con elettrocardiogramma, la situazione e' caratterizzata da una tendenziale omogeneita' su tutto il territorio. Il 41,7% delle province monitorate rispetta il termine dei trenta giorni; nel 31% dei casi, invece, le aziende ospedaliere o le Asl assicurano la prestazione in un tempo che oscilla tra i 30 e i 60 giorni, mentre ancora circa una provincia su cinque effettua la visita dopo piu' di due mesi.
''A dispetto delle previsioni ■ sottolinea il segretario generale di Ageing Society, Roberto Messina - il decentramento territoriale delle competenze in tema di sanita' non ha risolto i nodi delle liste d' attesa. In alcuni casi i tempi si sono raddoppiati e la tendenza si accentuera' con l' ulteriore abolizione delle competenze da parte dello Stato''. Messina punta l' indice sugli ''effetti nefasti'' della devolution sull' intero comparto: ''gia' oggi - afferma - vi sono regioni che assicurano talune cure e altre che non sono in grado di erogarle per problemi economici. Il trasferimento esclusivo delle competenze dal centro alle periferia dara' vita a venti servizi sanitari diversi, e con il Sud che sara' schiacciato dall' eccellenza delle strutture settentrionali''. (ANSA).
print