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FEDERALISMO: AGEING SOCIETY, FA MALE ALLE LISTE D'ATTESA
(ASCA) - Roma, 19 ago - La sanita' regionalizzata non fa bene alle liste d'attesa, anzi... Lo dicono i dati raccolti dall'Osservatorio della terza eta', Ageing Society, che durante l'estate, ha fotografato la situazione nei principali ospedali delle 103 province italiane. Il problema e' ancora, del tutto irrisolto se i tempi medi per fare un esame mammografico, una tac e una visita oculistica superano quelli fissati dall'accordo tra Stato e regioni, con una situazione di criticita' permanente per alcuni esami particolari. Uno scenario preoccupante quello che emerge dall'indagine dell'Osservatorio della terza eta', che ha monitorato i tempi di attesa per cinque prestazioni diagnostiche piu' frequenti: mammografia, tac al torace, ecografia pelvica, visita cardiologica con elettrocardiogramma e visita oculistica. Il dipartimento Comunicazione dell'Ote, Ageing Society, ha rilevato che per una mammografia, nel 46,6% dei casi, l'appuntamento e' fissato dopo 60 giorni dalla prenotazione; nel 31% dei casi occorre aspettare tra i 16 e i 60 giorni, mentre solo il 14,5% delle prestazioni e' assicurato nell'arco delle due settimane.Complessivamente i ritardi sembrano equamente distribuiti sul territorio, seppure con significative differenze tra regione e regione. Se infatti nelle strutture monitorate di tutti i capoluoghi di provincia del Molise e della Liguria le prestazioni sono erogate nell'arco dei 60 giorni, in Abruzzo, nelle Marche e nelle province autonome di Trento e Bolzano occorre sempre attendere piu' di due mesi. Per quel che riguarda la visita oculistica, invece, la percentuale di strutture che sono in grado di garantire la prestazione entro il termine di 30 giorni, fissato dalla conferenza stato regioni, e' inferiore a un terzo, per l'esattezza il 30%. Oltre il tempo massimo si trova invece il 62,1% del totale delle province. I casi piu' eclatanti di criticita' sono stati rilevati in tre citta': a Ravenna, dove il primo appuntamento sarebbe stato fissato addirittura 19 mesi piu' tardi; Biella, con una lista d'attesa di piu' di 10 mesi; Pordenone (9 mesi) e Verona (226 giorni, pari a piu' di 7 mesi). La regione meno virtuosa e' risultata la Sardegna, dove il 100% delle province (4 su 4) supera i 60 giorni d'attesa (con Oristano e Cagliari in grado di fornire la prestazione non prima di 4 mesi). Segue il Friuli Venezia Giulia con il 50% (2 province su 4) che non si mantiene all'interno dei 2 mesi. Infine, l'Emilia Romagna, dove solo 3 province su 9 presentano liste d'attesa inferiori ai 2 mesi.
''A dispetto delle previsioni - sottolinea il segretario generale dell'Ote, Roberto Messina - il decentramento territoriale delle competenze in tema di sanita', non ha risolto i nodi delle liste d'attesa. In alcuni casi i tempi si sono raddoppiati e la tendenza si accentuera' con l'ulteriore abolizione delle competenze da parte dello Stato''. Messina, poi, punta l'indice sugli effetti nefasti della devolution sull'intero comparto. Accompagnando le richieste che arrivano da piu' parti di ripensare il processo di riforma, aggiunge: ''Gia' oggi vi sono regioni che assicurano talune cure ed altre che non sono in grado di erogarle per problemi economici. Il trasferimento esclusivo delle competenze dal centro alle periferia - dichiara il segretario dell'Osservatorio della terza eta' - dara' vita a venti servizi sanitari diversi, e con il Sud che sara' schiacciato dall'eccellenza delle strutture settentrionali''.
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