Cerca  Cerca
Ricerca parole o frasi all'interno del sito.
Ricerca avanzata


Tagli alla sanità. I piccoli ospedali insorgono
l'unita.it - 28 Agosto 2002
Si allarga giorno dopo giorno il fronte delle proteste per la chiusura dei piccoli ospedali. E contamina altresì i partiti della maggioranza. Tanto che alle ottomila persone scese in piazza martedì scorso a Domodossola per manifestare contro la chiusura del reparto di ostetricia e ginecologia, si è unito anche il leghista Michele Marinello, presidente del consiglio comunale della cittadina piemontese. Il quale, con un gesto clamoroso, ha dato incarico ad un funzionario del comune di ripiegare la bandiera della regione che sventolava in municipio accanto a quella italiana e di spedirla al presidente della regione, Enzo Ghigo. «Mi vedo costretto a restituire la bandiera della regione in segno di protesta per quanto sta avvenendo all’ospedale San Biagio», ha detto il consigliere leghista. E mentre anche nel Lazio, Sicilia e Abruzzo si preparano le barricate contro i tagli previsti dal piano sanitario, la Sardegna per il momento preferisce attendere. «L'argomento è stato temporaneamente accantonato - ha spiegato il presidente della Commissione Gianni Locci, consigliere di An - su richiesta di componenti della Commissione per alcuni aggiornamenti. La situazione, comunque, era già questa a marzo, cioè al momento della mia elezione alla presidenza della commissione. Sono comunque certo che ad ottobre riesamineremo il provvedimento». Anche se si tratta di un piano di razionalizzazione che interessa tutta l'Italia per far quadrare i conti della sanità, ha spiegato Locci, «non ritengo si debba parlare di tagli a tutti i costi per uniformare la situazione dei posti letto nell’isola alle direttive stabilite del Ministero». Sicché anche nella Casa delle libertà, l’idea di risanare il deficit della sanità pubblica attraverso l’eliminazione dei piccoli ospedali o di alcuni reparti, non ha convinto tutti. D’altronde non si poteva spiegare altrimenti il sondaggio pubblicato dall’Osservatorio sulla terza età, Ageing Society, secondo il quale il 55,7 per cento degli italiani è contrario alla chiusura dei nosocomi. Un dato che per altri è evidentemente irrilevante visto che il taglio di reparti e posti letto è all’ordine del giorno in Lombardia, Lazio, Veneto Liguria, Marche, Lazio, Campania, Sicilia e Molise. Il criterio previsto dal “patto di stabilità per il contenimento della spesa sanitaria» parla chiaro: riduzione di quattro posti letto per malati acuti ogni mille abitanti. In Piemonte, dove, calcoli alla mano, si prevede l’eliminazione di 1200 posti letto, 12 pronto soccorso e una decina di reparti di chirurgia, dopo le contestazioni degli amministratori locali e dei sindacati, è stato deciso di riesaminare il piano sanitario a settembre. E mentre la Toscana già da dieci anni ha dimezzato le strutture pubbliche (da 93 a 40), i posti letto (da 26mila a poco più di 15mila) e prevede ulteriori tagli, le situazioni più critiche, visto l’alto deficit, si profilano in Abruzzo, Molise e Campania. Un taglio drastico sarà quello abruzzese dove si tratterà di eliminare, o riconvertire, circa 1900 posti letto. Ma mentre la giunta regionale abruzzese è ancora alla ricerca di soluzioni adeguate per fronteggiare il problema dei ticket sui medicinali, e nonostante gli impegni annunciati dal presidente della regione, Giovanni Pace, a promuovere iniziative concrete in tempi brevi, le organizzazione sindacali dei pensionati hanno annunciato nuove e incisive azioni di protesta. E i rappresentanti di Spi-Cigl, Fup-Cisl e Uilp-Uil, intanto hanno indetto, per il prossimo 13 settembre a Pescara, una manifestazione regionale di protesta contro la reintroduzione dei ticket sui medicinali di fascia A. In Lombardia la cura dimagrante sarà ancora più drastica: 5400 posti letto destinati a sparire. Dure proteste e manifestazioni di piazza, sono, intanto le promesse avanzate dai sindacati e dal centro-sinistra per il taglio dei 3mila posti letto della regione Lazio, dove il presidente Francesco Storace ha parlato di «sacrifici indispensabili». Minimizza, intanto il ministro della Salute, Gerolamo Sirchia: non la chiusura di interi ospedali, ma solo l'eliminazione di qualche reparto. «Il nostro obiettivo - dice il ministro - è creare i centri di eccellenza: strutture con le attrezzature più avanzate, almeno una per provincia». E grazie a quella che il ministro definisce “lotta agli sprechi”, circa 735 operazioni, che oggi richiedono un ricovero, presto si faranno in day hospital. La degenza scompare e, se il paziente sta bene, tornerà a casa in giornata. Numeri e teoria, lontani da una pratica ben più complicata. Come i disagi avvertiti a Domodossola, dove per non percorrere chilometri con le doglie, le donne del “comitato mamme” minacciano di partorire in municipio, se verrà chiuso il reparto di ginecologia.
print