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Ma l’Ageing society denuncia: “Il Mezzogiorno sconta carenze strutturali”
Avanti!.it - 03 Novembre 2003
In Italia si registra un aumento a due cifre dei presidi socio-assistenziali e sanitari per gli anziani e del numero dei loro ospiti. Uno spaccato del settore è contenuto in uno studio del dipartimento economico dell'Osservatorio della terza età, Ageing Society, presieduto dal presidente di Infrastrutture Spa, Andrea Monorchio. L'invecchiamento della popolazione e le modifiche sopravvenute nella struttura e nel comportamento delle famiglie - informa un comunicato - hanno fatto passare il numero delle case di riposo da 3.608 del 1991, alle 4,626 attuali, di cui il 58 per cento è in mano ai privati. Il 38 per cento a gestione pubblica e il rimanente 49 per cento affidato a società miste. Di conseguenza, i posti letto hanno raggiunto le 234 mila unità (22,2 ogni mille anziani), mettendo in risalto notevoli differenze territoriali avendo al Nord 34 posti letta ogni mille abitanti, contro i 13 del centro e i dieci del Mezzogiorno. A questo trend ha fatto eco anche la crescita geometrica del numero dei nonni che per volontà o necessità hanno scelto una dì queste strutture per passare gli ultimi anni della loro vita. Mentre agli inizi degli anni Novanta negli ospizi vi erano 176 mila persone, nel 2000 se ne contavano ben 222 mila, cioè il 30 per cento in più. Anche in questo caso, il rapporto dell'Osservatorio, evidenzia la spaccatura tra le diverse zone geografiche, mettendo in risalto che i residenti nei presidi assistiti si trovano al 73 per cento nel Nord, il 14,89 al centro e il 12,8 nel Sud. Tali differenze territoriali sono spiegabili solo in parte con la diversa struttura per età che contraddistingue le aree geografiche del nostro Paese, ma attiene anche ad un diverso assetto socio-culturale. II numero di anziani assistiti ogni diecimila abitanti della stessa fascia di età passa, così, da 88 nel Meridione a 152 nel centro, fino a 325 nel Nord. Un altro aspetto rilevante riguarda l'assoluta prevalenza di donne fra gli ospiti anziani dei presidi (76,1 per cento del totale). Anche in questo caso la struttura della popolazione residente, che vede prevalere le donne fra gli anziani, non appare sufficiente a spiegare le differenze di genere nel ricorso ai servizi. Per gli uomini anziani e bisognosi di assistenza, infatti, la permanenza in famiglia risulta spesso possibile per la presenza di mogli più giovani in grado di fornire loro le cure necessarie. Nel caso delle donne anziane, invece, è più frequente la condizione di vedove che rende loro difficile la permanenza in casa. L'allungamento della vita e la presenza di ben undici milioni di over 60 anni hanno, quindi, fatto intravedere a privati, ma anche gruppi stranieri la possibilità di guadagno in questo settore emergente, dove la gran parte di chi chiede assistenza è costretta a pagarle, molto spesso a caro prezzo. L'indagine di Ageing Society, coordinata da Andrea Monorchio ha rilevato che solo il 4,9 per cento degli ospiti di una casa dì riposo non paga alcuna retta, contro il 62,1per cento che è costretto a sborsare i mensili di tasca propria. Per il restante 33 per cento dei casi è prevista una copertura parziale delle spese da parte dello Stato, ma solo per quelle a carattere sanitario. Ovviamente l'ospitalità e i servizi offerti variano da caso a caso, ma è stato rilevato che una persona in un ospizio costa dai 600agli 800 euro al mese (vitto, alloggio e controlli medici di routine) fino ai 1.500-2.500 euro in caso di assistenza parasanitaria in una Rsa. Da qui la stima di un giro di affari che supera i 2 miliardi di euro all'anno ma che è destinato ad incrementarsi considerevolmente di pari passo alla diffusione della longevità di massa e degli over 65 anni che nei prossimi vent'anni saranno il 24 per cento della popolazione. II fenomeno, avrà ripercussioni anche sulla spesa del Welfare, visto che l'Italia destina all'assistenza sociale circa l'1,5 per cento del Pil contro il 5-6 per cento dei maggiori paesi europei. "Escludendo contrazioni di risorse e tagli perché noi già spendiamo meno dei paesi dell'Unione - afferma il segretario generale di Ageing Society, Roberto Messina - è inevitabile che il settore richiederà e assorbirà, invece, maggiori stanziamenti. Un freno a questo che sembra un futuro ineludibile si può mettere solo con un'accorta politica della famiglia, che mira a non discriminare l'anziano, anche quello non autosufficiente. E' un problema etico - aggiunge Messina - ma anche di civiltà, che oggettivamente non viene percepito da una società dove tutto, anche la persona, si usa e si getta".
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