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Sanita': Da Ssn 40 Mld Euro In 10 Anni Per Italiani Assicurati
Roma, 19 feb. (Adnkronos) - Un 'salasso' da 40 mld di euro, in dieci anni, per le casse del Servizio sanitario nazionale, che arricchisce le assicurazioni e permette alle imprese di scaricare costi notevoli. Il tutto perche' lo Stato finirebbe per pagare anche le cure di cittadini assicurati privatamente, che per le patologie medio-gravi si rivolgono alle strutture pubbliche. Questi i numeri dell'analisi dell'assistenza sanitaria privata nel Belpaese, diffusi oggi dal dipartimento economico dell'Osservatorio della Terza Eta', diretto da Andrea Monorchio. L'Osservatorio ha passato al setaccio casse di categoria, fondi sanitari, societa' mutuo soccorso, polizze malattia individuali, ''che offrono prestazioni integrative e sostitutive del Ssn a 8,7 milioni di italiani''. Lo studio ha evidenziato ''l'ennesima anomalia di casa nostra che, se sanata, potrebbe fornire risorse utili alle politiche della terza eta'. Mentre oggi, a dispetto dei numeri consistenti in termini di assicurati e di giro d'affari, non abbatte la spesa''. Nel ritratto dei ricercatori la sanita' italiana e' configurata secondo uno schema a tre pilastri: il Ssn, che eroga le prestazioni di base a tutti i cittadini; i fondi sanitari integrativi, definiti per categorie nell'ambito dei contratti di lavoro; le polizze sanitarie (o polizze malattia), che assicurano un'ulteriore copertura a livello individuale. Ma le tutele della salute ''offrono notevoli opportunita' a tutte le parti coinvolte: l'azienda, il sindacato e i lavoratori''. Tradotto in cifre, ''solo nel 2000, le imprese hanno risparmiato 1.059 mln di euro di minori imposte, relative ad un contributo medio di 1.500 euro (per l'80% a carico dell'azienda e per il restante 20% a carico del dipendente) per circa tre milioni di lavoratori dipendenti coperti da un'assicurazione sanitaria integrativa e sostitutiva del Ssn. Un vantaggio fiscale che sale fino a 10 mld di euro se si considerano gli ultimi dieci anni''. Non solo: la diffusione delle coperture assicurative private ''si e' trasformata in una vera manna per le compagnie di assicurazione, i fondi e le casse di previdenza integrativa''. Le analisi condotte dal gruppo di lavoro coordinato dall'ex Ragioniere generale dello Stato fanno riferimento alle rilevazioni effettuate dall'Ania, nel 2000. I premi raccolti dalle 99 imprese che operano nel comparto delle polizze sanitarie sono stati pari a 1,4 miliardi di euro (+6,3% rispetto al 2001). Tenuto conto che nel settore, oltre alle compagnie assicuratrici, vi sono altri 300 operatori, si stima in almeno 6 miliardi di euro l'ammontare delle contribuzioni complessivamente riscosse, per coprire il 15% della popolazione (8,7 mln di persone). L'aumento della diffusione di questi strumenti di tutela sanitaria, non e' stato pero' accompagnato da un maggiore utilizzo delle polizze. ''Chi le possiede - dice l'Osservatorio della terza eta' - continua a servirsi degli ospedali pubblici per curare le patologie medio-grandi e per le urgenze, mentre per le malattie minori e le visite specialistiche va alle strutture private''. Lo dimostrano, secondo lo studio, i ricoveri con rimborso integrale e parziale delle spese sostenute dai degenti: appena l'1,3% del totale (9,4 mln all'anno), poco piu' di 122 mila unita' in cifra assoluta. Di contro, i degenti negli ospedali pubblici con in tasca una polizza assicurativa sono circa 1,2 milioni. ''Se si fossero rivolti alle strutture private avrebbero causato alle compagnie, ai fondi e alle casse un esborso superiore ai 3,3 mld di euro all'anno (considerando un rimborso del 70% delle spese di degenza). Insomma - dice Ageing Society - la situazione negli ultimi 10 anni ha determinato benefici tributari alle imprese per circa 10 mld di euro, mentre lo Stato ha speso almeno 40 mld di euro per curare i cittadini titolari di polizze o tutele sanitarie private''. Per Roberto Messina, segretario generale di Ageing Society, bisogna intervenire al piu' presto, per recuperare risorse da destinare soprattutto al Welfare per la terza eta'. ''O si studia una forma di compartecipazione ai costi ospedalieri - aggiunge Messina - oppure si puo' introdurre un contributo a carico delle compagnie e degli altri soggetti interessati, che vada ad alimentare il fondo assistenza per gli anziani non autosufficienti e quello per la ricerca scientifica e farmaceutica. Questo senza intaccare la redditivita' delle assicurazioni, che si dovranno accontentare 'solo' di guadagni un po' piu' ridotti''. (Mar/Adnkronos Salute)
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