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Lo Stato taglia la spesa per le medicine, ma i risparmi si traducono in un maggior salasso per i cittadini, come dimostra uno studio dell’Osservatorio della Terza Eta’. Messina: “Non vorremmo che nuove riduzioni prezzi ricadano sui cittadini”
FARMACI: -6,2% LA SPESA DELLO STATO NEL 2003, MENTRE LE FAMIGLIE HANNO SBORSATO 1 MILIARDO IN PIU’ (+17,4%).

Ladysilvia.it - 03 Giugno 2004
Lo stato taglia la spesa farmaceutica e i cittadini pagano i risparmi pubblici con gli “interessi”. Un vero paradosso, spiegato da uno studio del Dipartimento Economico presieduto dal Prof. Andrea Monorchio dell’Osservatorio della Terza Età, Ageing Society, sugli effetti delle misure anti deficit introdotte nel 2002 dal governo, che oggi si rischia di aggravare con l’imminente decreto per l’abbattimento dei prezzi dei farmaci. Nel nostro Paese, la spesa complessiva per l’assistenza farmaceutica del 2003 è stata di 18 mln di euro (+1,6% rispetto al 2002). Nonostante l’aumento piuttosto contenuto, si è registrata una netta variazione nella sua composizione: in valori assoluti è diminuita la quota a carico del Ssn, mentre è aumentata quella sostenuta dalle famiglie, in particolare anziani.
Taglio secco dei prezzi di listino, revisione della lista dei farmaci rimborsabili inseriti nel prontuario, blocco dell’adeguamento dei prezzi interni al livello medio europeo, aumento dello sconto a carico delle farmacie per i prodotti a prezzo più elevato, sono state alcune delle novità a livello nazionale, mentre le regioni hanno introdotto o inasprito i ticket. Tutte queste misure hanno indotto una significativa flessione nella spesa pubblica per l’assistenza farmaceutica, che è scesa dagli 11,9 mld di euro del 2002 agli 11,1 mld del 2003 (-6,2%), con un risparmio di 740 milioni di euro. Le confezioni di farmaci rimborsabili, poi, hanno registrato una diminuzione dello 0,9%, mentre il costo medio di ogni confezione e’ sceso del 5,4% (dai 13,36 euro del 2002 ai 12,64 del 2003).
I risultati positivi ottenuti dallo Stato, però, stridono con il “salasso” per le economie familiari. L’anno scorso i cittadini hanno, infatti, sborsato per le medicine 6,9 mld, ovvero oltre un miliardo in più (+17,4%) del 2002, quando la spesa fu di 5,9 mld di euro. E questo senza che vi sia stata una significativa variazione delle confezioni vendute complessivamente. La quota a carico delle famiglie sulla spesa totale e’ aumentata, quindi, dal 33,1% al 38,3%. A trainare la crescita della spesa privata hanno contribuito due fattori. In primo luogo, il forte incremento della compartecipazione alla copertura dei costi (ticket), aumentata di oltre il 90% (dai 337 milioni di euro del 2002 ai 642 del 2003). In secondo luogo, il passaggio di alcuni prodotti dalla fascia A alla C, a totale carico dei cittadini, e l’aumento di prezzo di questi ultimi. Il consumo delle confezioni non rimborsabili è aumentato del 6,5% così come il loro prezzo medio di oltre il 5%. La lente d’ingrandimento dell’Ote (Osservatorio Terza Età) ha perciò rilevato che il meccanismo si e’ dimostrato estremamente penalizzante per gli italiani, perché a fronte di interventi legislativi per contenere la spesa farmaceutica a carico del Ssn, vi e’ stato un trasferimento di spesa dal pubblico alle famiglie per 337 mln attraverso i ticket e di circa 270 mln per l’eliminazione della Classe B2 dal prontuario farmaceutico.
Infine, le aziende hanno recuperato la riduzione del margine economico, sottoponendo i listini dei prodotti non rimborsabili ad un aumento ponderato del costo delle confezioni, mettendo in relazione costi e volumi di vendite. Oltre a non regolare efficacemente il mercato farmaceutico – afferma il Segretario Generale dell’Osservatorio, Roberto Messina, le misure del governo non hanno impedito l’aumento “compensativo” dei prezzi da parte delle aziende. Appare, inoltre, evidente che le risorse per l’assistenza farmaceutica e più in generale per quella sanitaria sono insufficienti rispetto al fabbisogno derivante da una popolazione in progressivo invecchiamento”. Per Messina, prima di ulteriori decreti per il contenimento della spesa farmaceutica, sarebbe opportuno adeguare, una volta per tutte, la spesa sanitaria a carico dello Stato”.
“Attenzione – avverte Messina – a non gettare il bambino con l’acqua sporca. Continuare ad accanirsi solo sui farmaci, senza intervenire mai sugli altri fattori di spesa, e cioè gli ospedali, la distribuzione dei farmaci, i medici di famiglia, eccetera, si rischia di trasferire i costi verso una sanità sempre più ospedalizzata. Per non parlare, poi, delle insufficienti misure per diffondere l’utilizzo del farmaco generico e l’introduzione della ricetta elettronica, che frenerebbe le prescrizioni. Questo perchè – ha concluso il Segretario Generale dell’Osservatorio – non vorremmo che i nuovi tagli del governo si scaricassero ancora una volta sui cittadini, come dimostra il recente passato”.
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