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Assicurazioni: al Nord risarcimenti pi¨ ricchi del 20-30%
Di (Mig/Pn/Adnkronos)
Yahoo.it - 1 Febbraio 2004
PER DANNO BIOLOGICO PENALIZZATI ANCHE ANZIANI - STUDIO AGEING SOCIETY
Roma, 1 feb. - (Adnkronos) - Il danno fisico di un 'padano' vale dal 20% al 30% in piu' di quello di un residente nel Mezzogiorno, mentre quello di un anziano e' valutato il 25-30% in meno rispetto alla media. E' quanto emerge da uno studio sui risarcimenti del danno biologico realizzato dal dipartimento economico dell'Osservatorio della Terza eta', Ageing Society, che ha messo a confronto i dati di alcuni tribunali del Centro-Nord (Milano, Genova, Venezia, Firenze, Roma) con quelli di alcuni tribunali del Mezzogiorno (Lecce, Palermo, Sassari).



Sanita': Da Ssn 40 Mld Euro In 10 Anni Per Italiani Assicurati
Yahoo.it - 19 Febbraio 2004
Roma, 19 feb. (Adnkronos) - Un 'salasso' da 40 mld di euro, in dieci anni, per le casse del Servizio sanitario nazionale, che arricchisce le assicurazioni e permette alle imprese di scaricare costi notevoli. Il tutto perche' lo Stato finirebbe per pagare anche le cure di cittadini assicurati privatamente, che per le patologie medio-gravi si rivolgono alle strutture pubbliche. Questi i numeri dell'analisi dell'assistenza sanitaria privata nel Belpaese, diffusi oggi dal dipartimento economico dell'Osservatorio della Terza Eta', diretto da Andrea Monorchio. L'Osservatorio ha passato al setaccio casse di categoria, fondi sanitari, societa' mutuo soccorso, polizze malattia individuali, ''che offrono prestazioni integrative e sostitutive del Ssn a 8,7 milioni di italiani''. Lo studio ha evidenziato ''l'ennesima anomalia di casa nostra che, se sanata, potrebbe fornire risorse utili alle politiche della terza eta'. Mentre oggi, a dispetto dei numeri consistenti in termini di assicurati e di giro d'affari, non abbatte la spesa''. Nel ritratto dei ricercatori la sanita' italiana e' configurata secondo uno schema a tre pilastri: il Ssn, che eroga le prestazioni di base a tutti i cittadini; i fondi sanitari integrativi, definiti per categorie nell'ambito dei contratti di lavoro; le polizze sanitarie (o polizze malattia), che assicurano un'ulteriore copertura a livello individuale. Ma le tutele della salute ''offrono notevoli opportunita' a tutte le parti coinvolte: l'azienda, il sindacato e i lavoratori''. Tradotto in cifre, ''solo nel 2000, le imprese hanno risparmiato 1.059 mln di euro di minori imposte, relative ad un contributo medio di 1.500 euro (per l'80% a carico dell'azienda e per il restante 20% a carico del dipendente) per circa tre milioni di lavoratori dipendenti coperti da un'assicurazione sanitaria integrativa e sostitutiva del Ssn. Un vantaggio fiscale che sale fino a 10 mld di euro se si considerano gli ultimi dieci anni''. Non solo: la diffusione delle coperture assicurative private ''si e' trasformata in una vera manna per le compagnie di assicurazione, i fondi e le casse di previdenza integrativa''. Le analisi condotte dal gruppo di lavoro coordinato dall'ex Ragioniere generale dello Stato fanno riferimento alle rilevazioni effettuate dall'Ania, nel 2000. I premi raccolti dalle 99 imprese che operano nel comparto delle polizze sanitarie sono stati pari a 1,4 miliardi di euro (+6,3% rispetto al 2001). Tenuto conto che nel settore, oltre alle compagnie assicuratrici, vi sono altri 300 operatori, si stima in almeno 6 miliardi di euro l'ammontare delle contribuzioni complessivamente riscosse, per coprire il 15% della popolazione (8,7 mln di persone). L'aumento della diffusione di questi strumenti di tutela sanitaria, non e' stato pero' accompagnato da un maggiore utilizzo delle polizze. ''Chi le possiede - dice l'Osservatorio della terza eta' - continua a servirsi degli ospedali pubblici per curare le patologie medio-grandi e per le urgenze, mentre per le malattie minori e le visite specialistiche va alle strutture private''. Lo dimostrano, secondo lo studio, i ricoveri con rimborso integrale e parziale delle spese sostenute dai degenti: appena l'1,3% del totale (9,4 mln all'anno), poco piu' di 122 mila unita' in cifra assoluta. Di contro, i degenti negli ospedali pubblici con in tasca una polizza assicurativa sono circa 1,2 milioni. ''Se si fossero rivolti alle strutture private avrebbero causato alle compagnie, ai fondi e alle casse un esborso superiore ai 3,3 mld di euro all'anno (considerando un rimborso del 70% delle spese di degenza). Insomma - dice Ageing Society - la situazione negli ultimi 10 anni ha determinato benefici tributari alle imprese per circa 10 mld di euro, mentre lo Stato ha speso almeno 40 mld di euro per curare i cittadini titolari di polizze o tutele sanitarie private''. Per Roberto Messina, segretario generale di Ageing Society, bisogna intervenire al piu' presto, per recuperare risorse da destinare soprattutto al Welfare per la terza eta'. ''O si studia una forma di compartecipazione ai costi ospedalieri - aggiunge Messina - oppure si puo' introdurre un contributo a carico delle compagnie e degli altri soggetti interessati, che vada ad alimentare il fondo assistenza per gli anziani non autosufficienti e quello per la ricerca scientifica e farmaceutica. Questo senza intaccare la redditivita' delle assicurazioni, che si dovranno accontentare 'solo' di guadagni un po' piu' ridotti''. (Mar/Adnkronos Salute)



SANITA': PER SSN 40 MLD EURO IN 1O ANNI PER CURE ASSICURATI
Yahoo.it - 19 Febbraio 2004
(ANSA) - ROMA, 19 FEB - Sarebbe di 40 miliardi di euro la spesa sostenuta in 10 anni dal Servizio Sanitario Nazionale per curare i cittadini che sono coperti da assicurazioni sanitarie. E' uno studio dell'Osservatorio della terza eta' (Ageing Society), coordinato dall'ex ragioniere generale dello Stato, Andrea Monorchio, a fare luce sugli incassi di fondi, casse e assicurazioni ed i relativi costi dello Stato. Si tratta di risorse, secondo l' associazione, che potrebbero essere recuperate e destinate ad un fondo pro-anziani.
Il dipartimento economico dell'Osservatorio della terza eta' ha passato al setaccio il settore dell'assistenza sanitaria privata (casse di categoria, fondi sanitari, societa' di mutuo soccorso, polizze individuali) che offre prestazioni integrative e sostitutive del Servizio Sanitario Nazionale a 8,7 milioni di italiani. Solo nel 2000, secondo Ageing society, le imprese hanno risparmiato 1.059 milioni di euro di minori imposte, per un contributo medio di 1.500 euro (per l' 80% a carico dell' azienda e per il restante 20% a carico del dipendente) per circa tre milioni di lavoratori dipendenti coperti da un' assicurazione. Un vantaggio fiscale che sale a 10 miliardi di euro se si considerano gli ultimi 10 anni. I premi raccolti dalle 99 imprese che operano nel comparto delle polizze sanitaria sono stati pari a 1,4 miliardi di euro. Tenuto conto che oltre alle compagnie assicuratrici ci sono altri 300 operatori, si stima in almeno sei miliardi di euro l' ammontare delle contribuzioni complessivamente riscosse per coprire il 15% della popolazione. All' aumento della diffusione di queste coperture non corrisponde un maggiore utilizzo delle polizze. La dimostrazione di cio' e' data dai ricoveri con rimborso integrale e parziale delle spese sostenute dai degenti, che costituiscono appena l' 1,3% del totale (9,4 milioni all' anno). I degenti negli ospedali pubblici con in tasca una polizza assicurativa sono circa 1,2 milioni che se si fossero rivolti alle strutture private avrebbero causato alle compagnie e ai fondi una spesa di 3,3 miliardi di euro all' anno. ''Le casse pubbliche - ha spiegato Roberto Messina, segretario generale di Ageing Society - hanno sopportato tre situazioni sfavorevoli: i maggiori sgravi fiscali, la legislazione che favorisce gli incassi miliardari delle compagnie, le quali hanno contribuito solo in piccolissima parte alle spese pubbliche''. O si studia una forma di compartecipazione ai costi ospedalieri, ha concluso Messina, oppure si puo' introdurre un contributo a carico delle compagnie e degli altri soggetti interessati per alimentare il fondo assistenza per gli anziani non autosufficienti e quello per la ricerca scientifica e farmaceutica.(ANSA).



Ageing society: chi ha polizze private usa strutture pubbliche
Yahoo.com - 23 Febbraio 2004
La spesa sostenuta dal Servizio Sanitario nazionale per curare i cittadini che sono coperti da assicurazioni sanitarie Ŕ di 40 miliardi di euro in 10 anni: questo il risultato di uno studio condotto dall'Osservatorio della terza etÓ (Ageing Society), coordinato dall'ex ragioniere generale dello Stato, Andrea Monorchio, a fare luce sugli incassi di fondi, casse e assicurazioni e i relativi costi dello Stato.
Sono risorse, secondo l' associazione, che potrebbero essere recuperate e destinate a un fondo pro-anziani.
Al centro dello studio: il settore dell'assistenza sanitaria privata (casse di categoria, fondi sanitari, societÓ di mutuo soccorso, polizze individuali) che offre prestazioni integrative e sostitutive del Servizio Sanitario Nazionale a 8,7 milioni di italiani. Solo nel 2000, secondo Ageing Society, le imprese hanno risparmiato 1.059 milioni di euro di minori imposte, per un contributo medio di 1.500 euro (per l' 80% a carico dell' azienda e per il restante 20% a carico del dipendente) per circa tre milioni di lavoratori dipendenti coperti da un' assicurazione.
Il vantaggio fiscale sale a 10 miliardi di euro se si considerano gli ultimi 10 anni. I premi raccolti dalle 99 imprese che operano nel comparto delle polizze sanitaria sono stati pari a 1,4 miliardi di euro. Tenuto conto che oltre alle compagnie assicuratrici ci sono altri 300 operatori, si stima in almeno sei miliardi di euro l' ammontare delle contribuzioni complessivamente riscosse per coprire il 15% della popolazione. All' aumento della diffusione di queste coperture non corrisponde un maggiore utilizzo delle polizze. I ricoveri con rimborso integrale e parziale delle spese sostenute dai degenti costituiscono appena l' 1,3% del totale (9,4 milioni all' anno). Alla diffusione degli strumenti di tutela sanitaria, infatti, non si Ŕ accompagnato un maggiore utilizzo delle polizze.
"Chi le possiede - dice l'Osservatorio della terza etÓ - continua a servirsi degli ospedali pubblici per curare le patologie medio-grandi e per le urgenze". I degenti negli ospedali pubblici con in tasca una polizza assicurativa sono circa 1,2 milioni che se si fossero rivolti alle strutture private avrebbero causato alle compagnie e ai fondi una spesa di 3,3 miliardi di euro all' anno. A svantaggio delle casse pubbliche, come ha spiegato Roberto Messina, segretario generale di Ageing Society, hanno concorso tre fattori: da un lato i maggiori sgravi fiscali a vantaggio delle compagnie; poi la normativa "che favorisce gli incassi miliardari delle compagnie, le quali hanno contribuito solo in piccolissima parte alle spese pubbliche". Secondo Messina la soluzione potrebbe essere una forma di "compartecipazione ai costi ospedalieri", ha concluso Messina, oppure si pu˛ introdurre un contributo a carico delle compagnie e degli altri soggetti interessati per alimentare il fondo assistenza per gli anziani non autosufficienti e quello per la ricerca scientifica e farmaceutica. Secondo Messina Ŕ necessario a questo punto un intervento per recuperare risorse da destinare soprattutto al Welfare per la terza etÓ. Le repliche ai risultati della ricerca non sono mancate. A intervenire Ŕ stato il ministro della Salute Gerolamo Sirchia che non riconosce l'utilitÓ delle polizze assicurative sanitarie private e dei fondi integrativi: tuttavia Sirchia invoca soluzioni alternative perchÚ il Servizio sanitario nazionale ottenga dei risparmi da riversare, eventualmente, in ulteriori servizi ai cittadini. A margine del convegno di Forza Italia sull'informazione scientifica del farmaco, svoltosi a Roma Sirchia ha dichiarato: "Avevamo giÓ ipotizzato per coloro che hanno una polizza assicurativa per la salute, pacchetti forfettizzati, offerti nelle strutture private o nella libera professione nelle strutture pubbliche". L'obiettivo, ha aggiunto il ministro, era quello di liberare le Regioni dalla necessitÓ di aggiungere risorse.
"Sembrava ľ ha aggiunto- un modo per espandere le polizze e ridurre le spese a carico della finanza pubblica". L'idea di Messina non Ŕ per˛ stata accolta. Sull'ipotesi di una eventuale tassa sulle polizze salute come per la Rc auto, Sirchia non si Ŕ infatti pronunciato. "Non Ŕ compito mio e non posso commentare una cosa che va a toccare i bilanci dello Stato" e si limita a definirla "un' idea affascinante". L'associazione che rappresenta le compagnie di assicurazione (Ania) non ha fatto attendere i suoi commenti alle dichiarazioni sulle polizze sanitarie. In Italia, ha affermato l'Ania, non c'Ŕ profitto per assicurazioni sanitarie. Per le sole prestazioni sanitarie ha affermato il capo economista Dario Focarelli, lo Stato risparmia 1,6 miliardi di vecchie lire all'anno. E' grazie all'esistenza delle polizze sanitarie private che lo Stato pu˛ risparmiarsi 1500 prestazioni ogni anno, aggiunge. Cosý l'Ania replica ai risultati diffusi dall'Ageing Society. La spesa privata in sanitÓ Ŕ composta dai ticket alle cure odontoiatriche, l'acquisto dei farmaci non a carico del Servizio sanitario nazionale, il ricorso a prestazioni per le quali esistono liste di attesa troppo lunghe, la scelta individuale di decidere come, quando e da chi farsi curare. Dallo studio sulle cure e il ricorso ai servizi sanitari, realizzato dall'Istat nel 2002, si ricava che nel 2000, i cittadini italiani hanno scelto di effettuare a pagamento intero il 58% delle visite specialistiche e il 20% degli accertamenti diagnostici; per i ricoveri in strutture sanitarie, risulta pari a circa il 7% l'onere sopportato direttamente dai pazienti.
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