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OTE: tariffe ospedaliere 'pazze', costano al Ssn 5 mld all'anno
Messina, segretario generale OTE : 'Risparmiare uniformando semplicemente i listini delle prestazioni sanitarie'

Partorire naturalmente in Emilia Romagna costa 697 euro, nella provincia autonoma di Trento il Ssn si spende quasi il triplo, 1727 euro, mentre in Calabria 'bastano' 1310 euro. Un ricovero per diabete, costa 3108 euro in Friuli V. Giulia, il Veneto spende 1766. La dispendiosa prassi, evidenziata da uno studio del Dipartimento Economico dell'Osservatorio della Terza Età (OTE) diretto da Andrea Monorchio, potrebbe continuare all'infinito mettendo in risalto l'ennesima anomalia italiana che provoca uno sperpero di risorse. In alcuni casi - si legge nello studio - i diversi Drg (Diagnosis Related Groups) vengono applicati dalle Regioni per coprire gap orografici e sociali, come le Asl con più anziani, con funzioni di polo universitario, situate in montagna. Adottato negli Stati Uniti nel 1983 - spiega l'osservatorio - per il finanziamento delle cure ospedaliere prestate agli iscritti al programma Medicare, il Drg trasforma un atto clinico complesso come il ricovero in un valore economico e che perciò non tiene conto delle finalità curative dell'assistenza, ma solo delle risorse umane e materiali impiegate in un dato intervento. Nella sua rilevazione l'Ote ha preso in esame, rispetto alle centinaia di DRG, i primi 60 che rappresentano il 51%, dei ricoveri ospedalieri in regime ordinario (9,1 mln i ricoveri complessivi), nelle quattro grandi circoscrizioni territoriali del Paese. Dall'analisi dei dati risalta che i rimborsi per i DRG ordinari ammontano complessivamente a poco più di 22,5 miliardi di euro, pari a circa 1/3 delle spese a carico del SSN per le prestazioni ospedaliere; di cui quasi l'85% (19,1 mld) di essi spetta agli ospedali pubblici. Incidenza che nel Mezzogiorno si riduce di circa cinque punti percentuali, dato il più accentuato ricorso alle strutture accreditate, solo in parte giustificato dalla minore diffusione delle strutture pubbliche in quest'area. In proporzione al numero dei dimessi, poi, sarebbero gli ospedali delle regioni centrali ad assorbire il maggior volume delle somme. Ciò dipende, oltre che dalla tipologia dei ricoveri, dal fatto che la tariffa media di un ricovero ordinario nelle regioni centrali risulta pari a 2.557 euro, contro i 2.380 della media nazionale (+7,4%). L'indagine diretta dal prof Monorchio punta l'indice sulle differenze non trascurabili dell'articolazione territoriale delle tariffe ospedaliere. In alcuni casi c'è molto probabilmente un uso "improprio" dei DRG. Basti pensare, ad esempio, al massiccio ricorso ai parti cesarei nelle regioni meridionali, per i quali è previsto un rimborso di quasi 1.000 euro superiore ai parti vaginali, mentre le più ampie differenze tariffarie a livello territoriale si riscontrano per le psicosi (nelle regioni del Nord-Est è contemplato un rimborso di quasi 600 euro superiore alla media nazionale), per i parti vaginali (nelle regioni del Nord-Est è previsto un rimborso di appena 977 euro, contro i1.386 della media nazionale), per interventi su arti maggiori (nel Centro Italia la tariffa eccede di 300 euro la media nazionale). L'innato ingegno italico, infatti, a Drg bassi risponde con opportuni "aggiustamenti" (leggasi: complicazioni in corsia), con Drg alti si coprono deficit per prestazioni erogate, ma senza adeguati rimborsi. Secondo l'OTE si e' in presenza di una sorte di 'frode' che lo stato mette in atto a suo danno, che potrebbe essere eliminata disboscando la giungla dei Drg e applicando in tutta Italia o i rimborsi più bassi o le tariffe medie ponderate (somma dei DRG regionali moltiplicato per il numero di nati nella regione, diviso il numero totale dei nati nell'area ) per ogni tipologia di ricovero. Infatti, se si utilizzasse, per i principali 60 Drg, le tariffe risultanti dalle medie ponderate per ogni prestazione registrata nelle cinque macro-aree, si otterrebbe un risparmio complessivo di 1.250 milioni di euro circa, che sale a 2,5 euro se si considerano tutti i ricoveri di tipo ordinario. Se, poi, si decidesse che i valori di riferimento sono quelli più bassi sul mercato, cioè il 'prezzo' più basso pagato dalle Regioni le cure negli ospedali italiani costerebbero circa 5 mld di euro in meno. "Pur volendo tenere conto delle diverse esigenze legate ai poli di ricerca, alle differenze territoriali e quant'altro - sottolinea il Segretario Generale dell'Osservatorio della Terza Età, Roberto Messina - è evidente che la spesa può essere razionalizzata, consentendo allo stato di reperire risorse utili per finanziare tanti altri servizi, come il fondo per i non autosufficienti o elevare la qualità di quelli esistenti. Ci auguriamo - ha sottolineato Messina - che il neo ministro della Salute intacchi questo sistema di sperpero inserendo le tariffe di riferimento per ogni Drg". HC 2005 - redattore: NZ
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