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"Ma negli altri Paesi si consumano più farmaci"
Dai medici coro di critiche: una trovata che gioverà solo alle Poste. Del Barone: è puro folklore


Il Messaggero.it - 20 Gennaio 2005

di CARLA MASSI
ROMA - Berlusconi invita gli italiani a prendere meno farmaci e, a tempo di record, protestano medici e cittadini. I primi si sentono, seppur indirettamente, chiamati in causa perché sono loro a firmare le ricette, i secondi non accettano d'essere i "colpevoli" dell'innalzamento della spesa. "Si tratta di una manifestazione simpatica del Presidente - ironizza Giuseppe Del Barone, presidente degli Ordini dei medici - la politica è anche folklore. Un'iniziativa che farà guadagnare soprattutto le Poste". Torna, così, metaforicamente al mittente l'opuscolo preparato dal ministero della Salute. "Alla base di un possibile ragionamento economicistico - aggiunge - si nasconde un pensierop sbagliato concettualmente. Sono gli anziani a consumare, in Italia, oltre il 50% dei farmaci". Gioca sul paradosso Mario Falconi, segretario della Fimmg la Federazione dei medici di famiglia: "Dal presidente del Consiglio mi aspettavo un ringraziamento agli italiani. Per il comportamento maturo nel consumo dei farmaci. Uno dei più bassi in Europa". Con un'aggravante visto che da noi ci sono molti più anziani che in Francia, Germania e Inghilterra. I medici dicono che il loro problema quotidiano non è quello di far desistere i pazienti dal curarsi ma esattamente l'opposto. E' convincerli, nei casi di patologie gravi, ad andare avanti anche se la cura non fa subito effetto, se è difficile da sopportare. "Noi dobbiamo insistere perché le persone non interrompano la cura - commenta Ido Iori, presidente dei Dirigenti internisti ospedalieri (Fadoi) - . Quella di Berlusconi è una generalizzazione troppo facile, specie in un paese in cui l'educazione sanitaria è inesistente". Chi difende i pazienti, Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, chiede al presidente del Consiglio di cambiare destinatario alle sue lettere. Non alle famiglie, suggerisce Teresa Petrangolini segretario generale, ma ai loro medici. "Che evidentemente fanno troppe prescrizioni". E alle industrie "che dovrebbero finalmente capire che è venuto ormai il momento di realizzare le confezioni per ciclo di terapia". Che significa vendere in farmacia tante pillole quante davvero ne servono al paziente. Magari perché deve provare una cura e verificare gli eventuali effetti. O, come nel caso degli antibiotici, dal momento che si sa sempre quante esattamente sono le dosi previste dal medico. In Gran Bretagna, l'abitudine a consegnare ai pazienti un numero specifico di pasticche, è collaudato da anni. E, sulle casse dello Stato, il vantaggio è quantificato. L'ultima legge Finanziaria da noi ha dato il via libera alla commercializzazione delle monodosi ma, dovrà passare ancora del tempo, prima che gli effetti sui conti si facciano sentire. Uno studio dell'Osservatorio della Terza età, Ote, ha calcolato il risparmio che si riuscirebbe ad avere applicando le norme della Finanziaria e mettendo in commercio le confezioni nelle nuove versioni. La cifra oscillerebbe intorno ai 650 milioni di euro all'anno. Lo studio, infatti, ha calcolato diverse voci per arrivare a quantificare il taglio. Il 54,3% delle confezioni che finiscono nella spazzatura conterrebbero da una a tre pillole, il 25% almeno 5, mentre nel resto dei prodotti se ne contano sette o più. "Se consideriamo che il costo medio per ogni pasticca - spiega Roberto Messina, segreatrio generale dell'Ote - è di 0,65 centesimi di euro lo spreco o residuo terapeutico di farmaci non utilizzati, costa allo Stato 650 milioni di euro. Qualcosa come 1.260 miliardi di vecchie lire. Che potrebbero essere risparmiati in quota parte ed utilizzati per altri scopi". Teresa Petrangolini insiste a ripetere che siamo un popolo che consuma pochi farmaci, soprattutto per gli ultimi ritrovati che pesano sui bilanci perché particolarmente costosi (è la ricerca che pesa sul prezzo, dicono gli industriali). "Gli italiani - aggiunge la Petrangolini - non si buttano infatti sui farmaci dell'ultima ora, ma restano fedeli. Perciò ci viene da pensare che Berlusconi abbia preso, per così dire, lucciole per lanterne".



"Prendete meno medicine", Berlusconi scrive agli italiani

di MARIA LOMBARDI

ROMA - Il messaggio sulla salute, sembrerà strano, porta la firma del premier. Non ingoiate troppe pillole, fate attenzione agli sciroppi, siate insomma parsimoniosi con le medicine. Se siete convinti che vi facciano solo del bene, vi sbagliate, esagerando con le pasticche danneggiate voi stessi e l'Italia tutta. "Cari italiani - scrive Berlusconi alle famiglie - prendere troppi farmaci fa male alla salute e anche ai conti dello Stato. Evitiamo sprechi e pericoli". Il presidente del Consiglio spiega agli italiani non solo come usare le medicine e risparmiare, ma anche come dedurre le spese sanitarie dalla dichiarazioni dei redditi. Così come all'esordio dell'euro, il presidente del Consiglio si rivolge direttamente ai cittadini con una lettera di 40 righe che nelle prossime settimane sarà recapitata a 16-18 milioni di famiglie. Con il messaggio che si conclude con un semplice "cordialmente, Silvio Berlusoni", gli italiani riceveranno un opuscolo di 80 pagine: "Pensiamo alla salute: 20 regole per un uso corretto dei farmaci", è il titolo, prefazione del ministro Sirchia. Linguaggio semplice e diretto, illustrazioni di Giorgio Forattini (una ogni due pagine), per avvertire che i medicinali non hanno solo benefici, curano ma rischiano anche di ammalare se non si fa attenzione, e che per mantenersi in salute non servono solo pillole, ma bisogna anche seguire uno stile di vita sano. Semplice "comunicazione istituzionale", spiega il sottosegretario alla Presidenza del Consigli Paolo Bonaiuti, un'iniziativa presa da Palazzo Chigi in accordo col ministero della Salute che coprirà i costi della campagna sulla base di una convenzione con le Poste. Pasticche e sciroppi, avverte l'opuscolo realizzato dal ministero della Salute, vanno usati con cautela, attenzione a come conservate le medicine e non buttatale via come rifiuti qualsiasi. Se avete bambini, non lasciate flaconi in giro per la casa, niente mini-farmacia nell'armadio, le scorte sono inutili, e occhio alla data di scadenza. Ma il senso della campagna "taglia-farmaci" (sarà preannunciata da uno spot che andrà in onda sulle reti nazionali) è anche e soprattutto un altro. "Abbiamo aumentato i finanziamenti per la sanità - scrive Berlusconi - ma ora evitiamo gli sprechi". Come mai questa raccomandazione? Gli italiani sperperano un mucchio di soldi in farmacia? Tutt'altro, replicano i medici di famiglia, l'Italia è uno dei paesi che spende meno in medicine. La spesa farmaceutica a carico del Servizio sanitario - da gennaio a novembre del 2004 - si aggira intorno agli undici miliardi, calcola Federfarma, ed è aumentata dell'8,7% rispetto agli stessi mesi del 2003. La stima per il 2004 è di 12 milioni, con un incremento del 7,4% rispetto all'anno precedente. Più soldi per le medicine e anche più ricette che sono aumentate del 7% nell'ultimo anno, raggiungendo la media di 7,49 prescrizioni per ogni cittadino. Nel 2003 gli italiani, rileva l'Ote (Osservatorio terza età), hanno sborsato 6,9 miliardi per comprare farmaci, il 17% del 2002, mentre lo Stato ha risparmiato 740 milioni, pari al 6,2% della spesa complessiva. Ma gli sprechi sono tanti: ogni anno finiscono nei rifiuti un miliardo di pillole, pari a 650 milioni di euro di spesa per il Servizio sanitario nazionale, è il risultato di un'indagine dell'Ote. Come mai tutte queste pillole nel cestino? Le confezioni sono troppo grandi, tante volte i farmaci prescritti non vengono consumati (capita a un milione e mezzo di persone), nove famiglie su dieci ha riserve di medicine nell'armadio e butta via, perché sono scadute, dieci confezioni ogni anno. La campagna anti-sprechi fa discutere . C'è chi l'approva, Federfarma in testa che ha offerto la disponibilità delle vetrine delle 16mila farmacie italiane per la riuscita della campagna. Fischi dall'opposizione e anche da tutti i medici.
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