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SENZA L'AIUTO DEI NONNI LA COPPIA NON CE LA FA
Ilmessaggero.it - 31 Luglio 2005
di CLAUDIO ALO'
SOLO qualche giorno fa è stata istituita la festa dei nonni per riconoscerne il ruolo e i meriti anche nella società del terzo millennio. Ieri l'Osservatorio della terza età diretto dall'ex Ragioniere dello Stato, Andrea Monorchio, ne ha anche quantificato il contributo, in termini di tempo e di denaro, al sostegno dei magri bilanci familiari dei figli. Non solo una trentina di ore settimanali dedicate in media ai nipoti, certo per affetto, ma anche per tappare i buchi di una società che, vista l'inadeguatezza degli asili pubblici e gli orari troppo corti delle scuole, sembra non prevedere che anche le madri possano (o debbano) lavorare. Ma anche un sostanzioso sostegno economico che, fra contributi per l'acquisto di casa e le rate del mutuo, aiuti per le spese di gestione, acquisto di pannolini e regalini vari ai nipoti, secondo l'Osservatorio, ammonterebbe ad un totale annuo di sette miliardi e mezzo di euro: qualcosa come 15 mila miliardi delle vecchie lire. Senza i quali, sembra di capire, molte giovani coppie non arriverebbero alla fine del mese e di certo ridurrebbero ulteriormente il già magrissimo contributo italiano allo sviluppo demografico del paese. Evviva i nonni, insomma, eroici e generosi pilastri di sostegno delle giovani coppie anche quando le loro pensioni non sono da nababbi. Basti pensare che su un'entrata media di 10 mila e 800 euro annui gli esperti calcolano che oltre il 70% degli anziani elargisce almeno 900 euro (parliamo sempre di medie) all'aiuto dei figli e dei nipoti. Spesso, come si capisce dalla modesta entità dei loro assegni pensionistici, riducendo ulteriormente il loro già ridottissimo tenore di vita. Ma se della quantificazione di un fenomeno di cui nessun nonno ignorava l'esistenza va dato atto all'Osservatorio guidato da Andrea Monorchio, da un uomo come lui esperto come pochi di economia e di conti dello Stato ci aspetteremmo ora un passo successivo che sinora nessuno ha fatto e che potrebbe essere di grande aiuto per l'elaborazione dei programmi di governo delle formazioni politiche che si fronteggeranno alle prossime elezioni. E l'indispensabile passo in questione sarebbe quello di calcolare quanto pesa sulla stagnazione in cui l'Italia è caduta e sul modestissimo aumento del nostro reddito nazionale il perverso intreccio di fattori negativi che ha investito le famiglie italiane. Il precariato, innanzitutto, e la mancanza di certezze lavorative e di redditi adeguati che riguarda ormai un'altissima percentuale di giovani. La difficoltà, che ne consegue, di mettere su casa per conto proprio, di sposarsi e fare figli. E quando pure, questi giovani, azzardano il grande passo difficilmente vanno oltre il primo figlio proprio per le difficoltà economiche e le carenze pubbliche di sostegno alle giovani coppie, asili nido in testa. Ancora, la sempre più scarsa propensione alla spesa degli anziani (dei nonni, dunque) che, anche quando dotati di un buon reddito, sono sempre più spinti al risparmio proprio dall'esigenza di aiutare i figli meno fortunati e mettere da parte i soldi che serviranno a sostituire la pensione che molti di questi figli potrebbero non avere mai o avere in misura insufficiente. C'è da meravigliarsi, in questa situazione sempre più diffusa, che i consumi calino e che la crescita del Pil sia ferma? Dove si è mai visto uno sviluppo accelerato in una società dove i nonni stanno diventando maggioranza e i giovani non hanno mezzi e certezze per mettere su famiglia? Non sarebbe il caso di fare due conti anche sul costo di questa perversa miscela e sui vantaggi per l'intera economia dei possibili interventi per eliminarla? Affidare tutto alla generosità dei nonni non è certo una ricetta sufficiente.



L'OSSERVATORIO DELLA TERZA ETÀ HA QUANTIFICATO L'AIUTO CHE GLI ANZIANI DANNO AI FAMILIARI
Ilmessaggero.it - 31 Luglio 2005
di CARLA MASSI
ROMA - Se non ci fossero i nonni, tante famiglie non saprebbero come andare avanti. Non è esagerato dire che non sarebbero in grado di "sbarcare il lunario". Perché i pensionati accudiscono i bambini mentre i genitori sono al lavoro, perché li vanno a prendere a scuola, li aiutano a studiare, li accompagnano in palestra e in piscina. Ma non solo. I nonni, infatti, in molti casi, riescono a salvare il bilancio familiare. Permettono di risparmiare in baby sitter o ragazze alla pari ma, soprattutto, aiutano finanziariamente. Con una cifra annuale complessiva che l'Osservatorio della Terza Età ha quantificato in circa 7,5 miliardi di euro. Nelle case delle giovani coppie arrivano cifre che permettono di sostenere, in tempi di magra come questi, il ménage di un famiglia di quattro persone. Nonno o nonna, nella gran parte dei casi, pensano alla paghetta settimanale dei nipoti, comprano scorte di pannolini, si accollano l'onere del latte in polvere e delle pappette, ad ogni cambio di stagione rifanno il guardaroba dei più piccoli. Ma non si tirano indietro se si deve saldare una visita specialistica dal medico o anche una rata del mutuo. Come una vera finanziaria che, ovviamente, a differenza di quelle vere, non chiede la restituzione del denaro e neppure gli interessi dei prestiti. I nonni, lo riferisce l'Osservatorio della terza età che si basa sulle confessioni di tanti anziani che partecipano alle attività ricreative organizzate durante tutto l'anno in varie città, non si negano neppure per richieste non proprio utili, urgenti e indispensabili. Come può essere un videogioco, il biglietto supercostoso di un concerto estivo, un abito firmato per il figlio o la figlia. Il Dipartimento economico dell'Ote, diretto da Andrea Monorchio, ha fatto un calcolo sulla base delle pensioni medie: ogni anno vengono riscossi circa 10.800 euro. Ebbene, una cifra che supera i 900 euro serve per aiutare i figli e i nipoti ad arrivare (in modo dignitoso) alla fine del mese. Secondo un'indagine Eurispes almeno il 28% delle giovani famiglie italiane vive in questa situazione. Nella stragrande maggioranza coppie appena sposate o con un bambino nato da poco. Questa diffusa solidarietà familiare (si parla di portafoglio e aiuto con i figli da parte dei più anziani del gruppo) sembra contagiare democraticamente tutte le classi sociali. Anche quelle che, soprattutto dall'Inps, ricevono assegni assai modesti. Ebbene, più di otto milioni di pensionati (oltre il 75%) su 11 milioni, offrono aiuto a figli e nipoti anche se l'entrata mensile è molto bassa. Confessano quelli che non riescono ad offrire sostegno: non è perché non vogliamo ma perché proprio non ce la facciamo. "Finché sono in grado di essere un appoggio per i figli - commenta Roberto Messina, segretario generale dell'Osservatorio Terza età - i nostri anziani si danno da fare. Accudiscono i bambini, sostituiscono, oltre la baby sitter, anche la donna delle pulizie. Nonostante la fatica e le rinunce riescono ad essere soddisfatti. Se ci spostiamo all'estero non riscontriamo lo stesso entusiamo all'interno delle famiglie. A questa fetta di società l'Italia dovrebbe dire grazie e varare iniziative di sostegno". Per quando le forze verranno meno, quando la naturale degenerazione, in molti casi, li obbligherà ad essere accompgnati da una badante, quando si renderanno conto di non ricordare, quando le gambe saranno così deboli da indurli a non uscire di casa. Quando farà un caldo maledetto come quello di questi giorni. Quando, forse, torneranno in mente le trenta-trentacinque ore settimanali che hanno "speso" per figli e nipoti. Come un vero lavoratore ma, senza diritto di ferie e, spesso, senza riposo settimanale. E, tra le "pantere grige", c'è già chi comincia a parlare della pensione per i pensionati.
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