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OTE: Vola la spesa sanitaria
Edscuola.it - 26 Aprile 2005
Negli ultimi quindici anni la spesa delle famiglie destinata alle cure sanitarie è più che raddoppiata, mentre lo Stato ha continuato ad impegnare sempre la stessa percentuale di risorse. Tanto che i contribuenti, per supplire alla domanda aggiuntiva, nel solo 2004 hanno dovuto mettere mano al portafogli per una cifra che supera i 24 miliardi di euro. Il risultato è emerso dall'indagine condotta dall'Osservatorio per la Terza età (Ote) sull'andamento del comparto dal 1990 al 2004. Il rapporto parla chiaro. Se agli inizi degli anni '90 la spesa sanitaria privata era pari al 17,5% della spesa complessiva (60,9 miliardi di euro), lo scorso anno il divario ha superato il 22,5% dei 107 miliardi di euro spesi in totale in Italia per la salute. Inoltre, - si legge nel rapporto dell'Ote - in base alle valutazioni a prezzi costanti, nel 1991 ogni famiglia spendeva in media 690 euro, mentre nel 2004 l'esborso medio è quasi raddoppiato, spingendosi oltre i 1.102 euro. E ancora: se quindici anni fa lo Stato spendeva 47,3 miliardi di euro per assicurare la salute ai suoi cittadini, lo scorso anno il Servizio sanitario nazionale (Ssn) ha erogato 86 miliardi di euro. Gli italiani hanno, quindi, dovuto sborsare di tasca propria un importo (24 miliardi di euro) due volte e mezzo superiore rispetto agli inizi degli anni '90. Un salasso che ha colpito soprattutto gli anziani: nel 2004, marito e moglie pensionati, hanno speso, infatti, circa 1.480 euro per i servizi sanitari e i prodotti farmaceutici, cioè il 34% in più di una famiglia media. Situazione che può essere compresa meglio analizzando anche il valore assoluto della spesa sanitaria applicata negli altri Paesi europei. Nel 1990 la spesa sanitaria media Ue era pari al 7,4% del Pil (prodotto interno lordo), con punte minime nel Regno Unito (6%) e massime in Francia (8,6%), mentre nel BelPaese si attestava in una posizione intermedia del 7,4%. Oggi, tenendo presente che l'incidenza della spesa sanitaria pubblica sul Pil è cresciuta in quasi tutti gli stati, in Germania ha raggiunto l'8,6%), in Svezia il 7,9%, in Francia il 7,4%, mentre l'Italia non ha subito nessuna variazione sostanziale: era pari al 6,4% nel 1991, ha toccato un valore minimo del 5,2% nel 1995 ed è risalita man mano soprattutto negli ultimi anni, tornando al 6,4% dell'anno scorso. Capitolo a parte per la componente privata: secondo l'Osservatorio, le spese per la salute delle famiglie italiane sono passate dall'1,3% del 1991 all'1,8% attuali. L'Osservatorio della Terza Età scopre la singolare dinamica che penalizza le famiglie e soprattutto gli anziani. CRESCE LA SPESA SANITARIA, MA LE CURE LE PAGANO DI TASCA PROPRIA GLI ITALIANI CON 24 MLD DI EURO. MESSINA: "NEL 2004 IL SSN HA SPESO COME NEL 1991 (6,4% DEL PIL), LE FAMIGLIE, INVECE, il 40% IN PIU'". Gli italiani chiedono più cure; cresce la spesa complessiva destinata alla sanità, ma mentre lo Stato impegna la stessa percentuale di risorse del 1991, la domanda aggiuntiva la finanziano, invece, i contribuenti di tasca propria, tirando fuori la ragguardevole cifra di 24 mld di euro. Dati inequivocabili quelli elaborati dall'Osservatorio della Terza Età sul trend che ha interessato il comparto negli ultimi quattordici anni. Il risultato e' che alla 'parsimonia' del Servizio sanitario nazionale fa da contraltare il salasso per le famiglie, e soprattutto per i maggiori "acquirenti" di cure: gli anziani. Per capire cosa e' successo in questo periodo basta considerare il valore assoluto della spesa: raddoppiata nel caso del pubblico, mentre quella privata, cioè pagata dai cittadini, si è moltiplicata per due volte e mezzo.

Il gruppo di studio dell'OTE e' partito dal 1990, quando la spesa sanitaria media Ue era pari al 7,4% del Prodotto interno lordo, con punte minime nel Regno Unito (6%) e massime in Francia (8,6%), mentre il nostro paese si attestava in una posizione intermedia dell'7,4%. L'accelerazione del ritmo di sviluppo tecnologico e il progressivo invecchiamento della popolazione hanno provocato, nel tempo, l'aumento della spesa totale: in forma accentuata in Germania, Grecia, Regno Unito e Belgio e in maniera piuttosto contenuta nei paesi scandinavi e in Italia. Se nelle nazioni del Nord la circostanza si giustifica in considerazione dei più elevati livelli di partenza delle spese per le prestazioni sanitarie, nel caso dell'Italia, essa dipende essenzialmente dal tendenziale contenimento dei costi per contenere il deficit pubblico. Per notare la divaricazione tra quanto fa carico allo stato e quello che pagano i cittadini, bisogna disaggregare i valori, tenendo presente che l'incidenza della spesa sanitaria pubblica sul Pil e' cresciuta in quasi tutti gli Stati europei. In particolare, in Germania (8,6%), Svezia (7,9%) Francia (7,4%), mentre in Italia, il rapporto rispetto al prodotto interno lordo non ha evidenziato alcuna variazione sostanziale: era pari al 6,4% nel 1991, ha toccato un valore minimo del 5,2% nel 1995 ed e' risalita man mano soprattutto negli ultimi anni, tornando al 6,4% dell'anno scorso. Le rilevazioni dell'Osservatorio relative alla componente privata indicano, invece, che le spese delle famiglie per la salute, sempre in rapporto al Pil, sono passate dall'1,3% del 1991 all'1,8% nel 2004 ( 8,2% il dato totale sul Pil). Una dinamica che non accenna ad arrestarsi perchè le famiglie,. soprattutto quelle con anziani, sono state costrette ad acquistare direttamente prodotti medicinali e farmaceutici, a causa dei vuoti assistenziali creati dalle revisioni al prontuario da parte dell'Agenzia del farmaco (Aifa). La voce di spesa più vivace per il Ssn, invece, è rappresentata dalle prestazioni erogate dagli ospedali pubblici e, a partire dal 2001, anche per la sensibile lievitazione dei costi dell'assistenza farmaceutica convenzionata. Così, mentre la popolazione anziana cresce trascinando in alto la domanda di sanità, lo Stato si e' ben guardato dall'aumentare le risorse a disposizione del settore, costringendo, invece, i cittadini ad aumentare la spesa privata, che nel 1991 era pari al 17,5% della spesa complessiva (60,9 mld), mentre nel 2004 ha superato il 22,5% dei 107 mld spesi in totale in Italia per la salute. Quindici anni fa, in base alle valutazioni a prezzi costanti, ogni famiglia spendeva in media 690 euro; l'anno scorso l'esborso medio si è attestato a 1.102 euro (+50%). E ancora: nel 1991 lo Stato spendeva 47,3 mld di euro per assicurare la salute ai suoi cittadini, mentre quest'ultimi "compravano" circa 9,8 mld di cure; l'anno scorso il Ssn ha sborsato 86 mld di euro, praticamente il doppio in valore assoluto; gli italiani hanno dovuto mettere mano al portafogli per una cifra che supera i 24 mld di euro, cioè due volte mezzo rispetto agli inizi degli anni '90. E' superfluo affermare che sui nuclei anziani l'effetto di tale fenomeno e' stato ed e' devastante, cosa che porta il Segretario Generale dell'Osservatorio della Terza Età, Roberto Messina, a chiedere immediati "correttivi", da prevedere già nel programma del prossimo governo. "L'aumento della spesa per la salute a carico delle famiglie - rimarca Messina - è risultato decisamente superiore a quello della spesa a carico del Servizio sanitario nazionale. Secondo le nostre stime, poi, - tuona l'esponente dell'Osservatorio - nel 2004, marito e moglie pensionati, hanno speso circa 1.480 euro per servizi sanitari e prodotti farmaceutici, cioè il 34% in più di una famiglia media. Una cosa del genere non credo possa essere condivisibile. Da tempo andiamo affermando che la revisione dei prontuari farmaceutici ha creato dei buchi nelle prestazioni, costringendo a pagare in proprio. In più - conclude il Segretario Generale dell'OTE - il mancato abbattimento delle liste d'attesa ha costretto e costringe i pazienti a curarsi in proprio. E questo e' il risultato".
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