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Ricoveri "inutili", Sanità in rosso
L'anomalia.
Il ricorso continuo ai servizi ospedalieri fa "bruciare" almeno 11 miliardi di euro l'anno

Lasicilia.it - 26 Giugno 2005
Roma. Sono chiamati ricoveri impropri perchè si potrebbero evitare, un'anomalia che fa bruciare al Servizio sanitario nazionale qualcosa come 11 miliardi di euro all'anno. Dopo l'intervento della Corte dei Conti sulla situazione delle finanze pubbliche, l'Osservatorio della Terza Età scova una delle sacche di inefficienza del sistema sanitario. Gli anziani "parcheggiati" in ospedale, la mancanza di prestazioni sul territorio, la percezione di poter essere curati solo se ricoverati costano all'Italia, ogni anno, circa 18 milioni di giornate di degenze improprie; cioè di ricoveri che potrebbero esseri evitati facendo risparmiare allo Stato cifre da manovra economica: qualcosa come 5,7 miliardi di euro. Proprio quelli che, secondo l'organo di vigilanza sul bilancio statale, occorrerebbero per riequilibrare il deficit del settore. Comportamenti sbagliati di medici e pazienti, ma anche l'abitudine di avere l'ospedale sotto casa producono aree di criticità e di spreco focalizzate dalla lente d'ingrandimento del Dipartimento economico dell'Ote diretto da Andrea Monorchio. Gli italiani hanno paura di perdere servizi diagnostici e specialistici oggi accentrati nell'ospedale, così come la carenza dei servizi assistenziali domiciliari produce la convinzione che solo l'ospedale è in grado di garantire le esigenze dell'ammalato. Il ricorso continuo e frequentemente improprio ai servizi ospedalieri trova le sue ragioni in un processo culturale e informativo che ha svuotato di contenuti e di responsabilità quello che è il medico di famiglia. Non a caso il ruolo rassicurante dell'ospedale fa sì che, nell'immaginario collettivo, la struttura debba essere la più vicina possibile alla propria abitazione, sia perchè garantisce sicurezza di salute, sia perchè l'accesso è gratuito. Secondo il Censis e il rapporto Monitor Biomedico 2004 il 28,7% degli accessi impropri alla struttura deriva dalla "sicurezza" riposta nella stessa, mentre solo per il 25,8% è causato da insufficienti servizi territoriali. Non a caso, il 25,8% del campione è in linea con quest'ultima valutazione ritenendo che le prestazioni ottenute in ospedale potevano essere erogate in regime di assistenza domiciliare e/o diurna. Anche gli interventi in presunta emergenza, come nel pronto soccorso, confermano che, a fronte di 4 accessi ogni 10 abitanti, solo il 19,2% attiene ricoveri pertinenti. Ma, mentre questa percentuale scende sino all'11,7% a Trento, sale nel Molise a circa il 40%. Nonostante gli sforzi, comunque, resta il fatto che la presenza dell'ospedale quale elemento rassicurante, pur con limiti e critiche, è ritenuta necessaria e indispensabile dall'88,5% degli italiani e fra questi con punte oltre il 94% negli anziani. Considerando che i pazienti ospitati in ospedale per motivi scarsamente giustificabili necessitano comunque di analisi, prestazioni diagnostiche e terapie, si può ritenere che, erogando le stesse sul territorio, si sarebbe potuto ottenere un risparmio non inferiore al 50% di quanto ipotizzato: cioè tra i 5 ed i 6 miliardi di euro. "Da anni si parla di medicina del territorio che porterebbe ad un abbassamento dei ricoveri sottolinea Roberto Messina, Segretario Generale dell'Osservatorio della Terza Età -. Il problema dobbiamo porcelo in maniera seria, visto che il nostro tasso di popolazione anziana ci spinge verso un incremento dell'ospedalizzazione impropria".
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