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25 - 05 - 2007
Sesso e sentimento la seconda vita a 70 anni
Ogni anno sono oltre cinquemila i matrimoni tra ultrasessantenni

(la Repubblica, VENERDÌ, 25 MAGGIO 2007, Pagina 1 - Prima Pagina)

MICHELE SMARGIASSI

Il capolavoro di Linda è la love story di Ovosodo e Ciuffo. Più o meno l´equivalente versiliano di Via col vento. Lei, Ovosodo, era timida e impacciata come il suo soprannome, «ma bellina assai, che al ballo la stringevano tutti, la stringevano parecchio sa?». Lui, Ciuffo, quasi un dandy, peccato per quella pettinatura, ma «prima l´ho mandato dal barbiere».
Poi finalmente quel tango malandrino che Linda li ha costretti a ballare assieme. Ed è finita come doveva finire. Cose che capitano, attorno ai settant´anni. Ma a lei, Linda, che ne ha ottanta, non capitano? «A me no. Io un marito geloso ce l´ho avuto, anche troppo, e adesso voglio restare libera. Io dò tutto di me, tranne una cosa. Però se vedo una sposina e un ragazzo soli e tristi non ci reggo, li devo mettere insieme...».
«Costa caro l´amore ai vecchi», scriveva Balzac. Ma costa molto più caro farne a meno. Sì, anche a settant´anni. Sì, proprio quell´amore lì, non una pallida memoria autunnale, e neppure solidarietà da ospizio, protesi contro la solitudine, due stampelle che si reggono a vicenda. No, è proprio l´amore che brucia e consuma, che non fa dormire, l´amore dei vent´anni. «Ma io ho vent´anni», ride Piera, anche se la sua anagrafe dice 78, «li ho ritrovati dopo otto anni chiusa in casa, vedova, a languire». È impaziente il suo Lodovico, novantunenne, la chiama in pista, nel vortice di trasparenti chiffon, nel balenare di rossetti radioattivi: ùn-duettré, irrompe un Casadei d´annata, irresistibile. Le démon du midi, l´amore coi capelli bianchi, frequenta balere come questa: l´Argento Vivo Club della pineta di Viareggio. Ma ce ne sono quasi ovunque, nella provincia serena d´Italia. Il mondo dei figli le considera surrogati di palestre, «sì mamma, vai a ballare che un po´ di movimento ti fa bene», se sapessero che quel movimento agita molto più il cuore che i piedi forse non ce la manderebbero, la mamma. Perché l´amore degli anziani appare bizzarro, insopportabile, quasi osceno, a chi non vuol vedere una realtà che parla di oltre cinquemila matrimoni di ultrasessantenni all´anno, e di ben 16 mila separazioni legali tra coniugi anziani.
Nell´era della longevità di massa, l´età non impedisce più di continuare a «provare e riprovare», di cercare ancora il proprio principe, o principessa, di darsi un´altra chance se la prima non è stata un successo. «C´è sempre una seconda possibilità di amare, nella vita», ti spiega Martina, 75 anni, legalmente separata, che da un po´ fa coppia fissa con Francesco, 68, che invece è "separato in casa", «ed è un sentimento vero, non una sensazione, è una cosa che ti dà vita. Io ho smesso tutte le medicine che mi dava il neurologo». A sessant´anni c´è ancora tempo per un paio di decenni di vita di coppia: completamente nuova, o magari la stessa di prima, comunque tutta da reinventare. C´è tempo per sognare e per vivere ménage corposi, lunghi, impegnativi. È una conseguenza della migliore qualità della vita anziana, della maggiore salute complessiva, perché no, anche dei farmaci anti-depressivi. La conseguenza più romantica, di certo. Non la meno problematica. Perché le passioni senior sono piene di gioia ma anche di fragilità, sono immense e volatili come nuvole. «E tuttavia sono tenere, belle e necessarie», le difende Roberta Giommi, sessuologa dell´Irf di Firenze, «salutari, naturali: nessuno può permettersi di negare agli anziani il diritto all´affettività e alla sessualità».
Chi ci riuscirebbe, peraltro? «Non ci chiami anziani, scriva diversamente giovani», ammicca Emanuela Granaiola, la presidente del circolo Auser di Viareggio. E ha ragione, quanto a resistenza fisica almeno. Alle tre del pomeriggio, ora più propizia al russar della siesta che ai sospiri di passione, nella calura dell´estate precoce, eccoli già tutti schierati a bordo pista. Schierate, bisognerebbe dire. Il rapporto è quattro donne per un uomo. Scherzi della diversa longevità. E questo è un enorme problema sociale. «Invito le amiche che hanno la fortuna di avere un cavaliere a non tenerlo tutto per sé, siate generose...», esorta al microfono Emanuela. «Cerchiamo di introdurre i balli di gruppo, sudamericani, per attenuare la sproporzione», spiega, «ma abolire il ballo a coppie scatenerebbe una rivolta». Ogni volta che si presenta una ballerina nuova è scompiglio, corrono tutte da Linda, la gran cerimoniera della piazza, «Ma quella chi è? È troppo giovane! Mandala via!», però Linda è inflessibile: «Tutte hanno diritto». Tutte, anche le badanti. Le signore slave: floride, rubiconde, drammaticamente senza mariti al seguito. Una concorrenza micidiale, una minaccia nucleare per chi un marito lo sta cercando. Un marito, sì. E lo trovano, anche, le vedove allegre. A 78 anni Paola, per esempio, come Graham Greene, cerca il terzo uomo: «Il mio primo marito somigliava a Clark Gable, quanto l´ho rimpianto. Poi c´è stato l´inglese, che sembrava Jeremy Irons, e sono stati tre anni favolosi, da ragazzini, purtroppo è morto anche lui. Il prossimo lo vorrei tipo Kevin Kostner. Anch´io mi aggiorno, vede».
I figli reagiscono in modo opposto. «Ci sono quelli che dicono: se ti risposi non mi vedi più», racconta Granaiola, «e quelli che invece incoraggiano, magari per togliersi un po´ i vecchietti dai piedi». Per tutti, però, è difficile capire e accettare davvero quel che sta succedendo nel cuore dei nonni dei loro figli. «Nella storia, il matrimonio è stato un patto per propiziare la divisione del lavoro e la procreazione», argomenta Emilio Mortilla, docente di bioetica, presidente di Ageing Society, «ma quando sono due pensionati che si sposano, in gioco non ci sono più né il lavoro né la procreazione, quindi quelle unioni sono un oggetto sociale completamente nuovo, per molti sconcertante».
Eppure, a sentirlo raccontare dagli interessati, non c´è niente di più poetico. Per Maria Adele ed Enrico, 66 e 68 anni, casalinga e imprenditore vetraio, galeotta non fu la balera ma un altro luogo canonico delle tentazioni argentate: le terme. «Io a Ischia non ci volevo proprio andare», racconta lei, «ero vedova nella parte della vedova. Mi fece le valigie mia figlia. Poi una sera, in albergo, c´era una piccola festa. S´avvicina lui, sorridente, pulito, invitante, birbante... E di colpo in quella sala c´eravamo solo noi». Colpo di fulmine. «Come a vent´anni, non c´è nessuna differenza». Vale anche per lei, Enrico? «Io solo non ci volevo stare. Cercavo. Ho trovato lei, era perfetta, mi sono innamorato». Maria Adele: «L´ho difeso con le unghie, piaceva a tutte, vedesse come ci provavano». Se l´è portato a casa. L´ha presentato in famiglia, cioè alle tre figlie. «Ci sposeremo, perché io ho i miei princìpi». I due cuori ci sono, la capanna pure, 75 metri quadri, «un gioiellino». Insomma, mettono su casa come una coppietta di ventenni. Comincia la vita adulta. La seconda, ma cosa cambia? Nulla cambia. Davvero nulla. Chiedetelo a Linda, che la sa lunga. «Quando balli sempre con la stessa, la porti due tre volte in pizzeria, l´accompagni tutte le sere a casa, non è che poi ti accontenti di una carezza, ci siamo capiti». Ma all´Argento vivo vige una regola ferrea: niente effusioni appassionate in pubblico. «C´è tanta pineta, se uno vuole». Ridono le ballerine in attesa di cavaliere: non è vergogna, è una specie di divertita soddisfazione di stupire. Dove sta scritto che a una certa età bisogna mettere in frigorifero il cuore, e anche il resto? Però non sono tutti uguali, gli anziani. E questo è un altro guaio ancora. Le coppie canute scoppiano anche per stridente contrasto di vitalità. Lui ormai imbalsamato davanti alla tivù, lei con gli happy feet che bruciano dalla voglia di mazurka. O viceversa. E allora «non mi porti mai fuori», «non ti posso vedere così», per decenni di matrimonio non c´è stato nessun problema e improvvisamente, lasciato il lavoro, sistemati i figli, ecco che i desideri si scoprono lontani, i binari della vita si allontanano bruscamente, inesorabilmente. E invece di sopportare, come i nonni dei nonni, perché "tanto non vale la pena a quest´età", prendono contromisure, perché la pena vale eccome. Li chiamano grey divorces, sono un fenomeno irruente nei tribunali civili, ormai una sentenza su cinque coinvolge un over-60. Questo fenomeno gli assessori ai servizi sociali ancora non l´hanno messo in conto nei loro programmi assistenziali: gli anziani che restano soli per scelta e non per triste necessità.
Gracida il microfono del dj: «A gentile richiesta, Tango della gelosia». Via, un altro giro. Tutti i pomeriggi, cinque ore a pomeriggio, guai a chi si stanca. Per lasciare libero chi ha nipotini, c´è perfino il kindergarten con le altalene e la baby-sitter pagata. Qui si fa sul serio. Anche con la gelosia, appunto. L´anno scorso fecero a seggiolate, fra i tavoli, per aggiudicarsi il carnet di ballo di una tipetta sui sessantacinque, con barboncino e occhio maliardo. Il mal d´amore colpisce duro. Rovina anche qualche famiglia. «Qualcuno», spiffera Linda, «si iscrive con uno pseudonimo, molti non danno il numero di telefono, per non farlo sapere a casa». Con tutti, Emanuela mette le cose in chiaro fin dal momento dell´iscrizione: «Non voglio scenate qui al Club, se avete problemi risolveteli prima in famiglia». Ma in fondo, a parte la storia delle seggiolate, drammi non ne succedono poi tanti. È leggero, l´amore anziano, libero com´è dai doveri e dalle ansie di doversi costruire un futuro. Forse è il più puro, disinteressato e romantico. Promettersi amore eterno a settant´anni, suvvia, costa poco. La seconda adolescenza dei nonni è un eterno presente. «E allora godiamocelo, che ne dice lei?», Paola ha portato cocacola e biscottini, «a me guardare gli uomini della mia età piace ancora, lo trova scandaloso? Ce n´è di belli assai. E sa una cosa, hanno anche un buon odore».

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