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L’impresa di Walter
Nel giro di un mese ha ucciso la sinistra estrema e perso la capitale.


di Francesco Rositano

Novembre è ancora lontano, ma in molti hanno tirato in ballo, parlando della vittoria di Gianni Alemanno nella corsa al Campidoglio, quel 9 novembre ’89, quando crollava il muro di Berlino. E con esso veniva giù in blocco un intero sistema di potere. Sì, perché dopo quindici anni di governo di centrosinistra, nessuno pensava che “il generale inverno”, che ha votato in cappotto nonostante il sole baciasse Roma, avrebbe espugnato la fortezza. E abbattuto il muro di potere che aveva avuto tempo e modo di radicarsi in tutti gli angoli della capitale. E nessuno si aspettava che i romani avrebbero buttato giù con un colpo così ben assestato un sistema di gestione del potere che certo si poteva pensare scricchiolante. Ma non marcio. Lo sconfitto è Rutelli, ma l’impressione è che i mattoni di quel muro distrutto ricadano pesanti più che altro sulla testa di Walter Veltroni. Checché ne dica il leader del Pd, che prima del ballottaggio di Roma aveva giurato che non sarebbe bastata la sconfitta nella capitale per scalzarlo dalla guida del Loft. Il caparbio Walter manterrà quasi sicuramente la promessa, ma intanto la lista dei Bruto pronti a colpire il Cesare perdente si allunga. Alla favola del Pd estraneo a logiche vecchie come i regolamenti di conti non ci crede più nessuno. E intanto Berlusconi gongola. E Bossi con lui. Mettetevi nei loro panni. Anni a gridare contro i comunisti e Roma ladrona e nel giro di un mese i comunisti sono fuori dal Parlamento e Roma va in mano alla destra. E il merito è solo di Veltroni.
Roma esultava, lunedì scorso, come da queste parti capita solo per uno scudetto guadagnato o un mondiale strappato ai francesi. Linee telefoniche intasate, cori da stadio, fiumi di gente in marcia verso il Campidoglio con addosso la bandiera tricolore. «Ha vinto Roma e non solo Alemanno», ci tengono a precisare nel quartier generale del nuovo inquilino del Campidoglio. Parlano i suoi amici, quelli che hanno creduto in lui e nella rimonta impossibile. Nicola Colicchi, presidente della Cdo Lazio, che nei giorni scorsi si era schierato apertamete per il candidato del Pdl, in un’intervista al Secolo d’Italia non ha dubbi. «Per Roma è la cosa migliore che potesse capitare. Adesso che è accaduto possiamo dirlo: a Roma si respirava un grandissimo desiderio di cambiamento. E la gente che vive la città lo ha dimostrato, votando per chi è davvero in grado di dare una sterzata alla città. Non ha vinto solo Gianni Alemanno, ma ha vinto la Roma che lavora, la Roma creativa, che ha idee per il bene comune. In campagna elettorale Alemanno ci ha convinto mostrando di aver capito il valore della sussidiarietà, il ruolo decisivo giocato dalle piccole e medie imprese, l’urgenza di uno snellimento burocratico e opere efficienti. Attenzione ai più deboli: alle donne, agli anziani. Sono certo che il nuovo sindaco non si farà mettere sotto scacco dall’ideologia e valorizzerà al punto giusto il tema della sicurezza e dell’immigrazione». Franco Panzironi, segretario della Fondazione Nuova Italia, voluta dallo stesso Alemanno per rilanciare l’identità italiana e la bellezza di Roma nel mondo, non nasconde la sua soddisfazione. «Festeggeremo – afferma a caldo – ma con moderazione. Già da domani saremo al lavoro. Roma ha tanti punti critici da risolvere. Alemanno è una grande risorsa per Roma. È un grande lavoratore e lo ha già dimostrato quando era al ministero dell’Agricoltura, dove infatti l’avrebbero rivoluto. È la persona più adatta per garantirle la sicurezza che merita, valorizzare la sua bellezza e promuovere le sue risorse nel mondo». E cosa accadrà a chi teme di rimanere a spasso ora che la sinistra ha perso? «Non siamo degli epuratori. Chi ha qualità professionali non deve temere. Alemanno già quando era al ministero dell’Agricoltura ha dimostrato di voler usare come criterio di lavoro non gli steccati ideologici, ma le qualità professionali».
E lo ha ripetuto egli stesso nella conferenza stampa con cui commentava la sua vittoria. «Roma è una città fantastica. Non ha vinto solo una parte. Voglio essere il sindaco di tutti i romani, cercando di superare tutte le divisioni e le pregiudiziali. Rispetto la scelta di chi mi ha votato e di chi non l’ha fatto, ma non sarà questo a guidarmi da primo cittadino». Emilio Mortilla, presidente di Ageing society, un osservatorio della Terza età che si occupa di ricerca e proposte per aiutare gli anziani, è fiducioso sull’operato del nuovo inquilino del Campidoglio. «Finora non abbiamo mai chiesto “la luna nel pozzo”, ma solo una migliore gestione dei fondi comunque esistenti in materia di assistenza alle fasce più deboli della popolazione. Eppure le nostre richieste sono state sempre disattese dalle precedenti amministrazioni di centrosinistra. Date le premesse, sono sicuro che Alemanno potrà solo far meglio. Ha già dimostrato una particolare sensibilità per gli anziani, che sono quelli che hanno bisogno di maggiori attenzioni. E non solo in termini economici con un innalzamento delle pensioni. Ma soprattutto in termini di servizi. Molti, infatti, sono carenti e disattesi. È necessario un abbattimento delle liste d’attesa, un potenziamento dell’assistenza sanitaria domiciliare. Con lo stesso denaro si possono ottenere risultati più proficui. E sono convinto che con la nuova giunta si andrà verso la strada della razionalizzazione e ottimizzazione delle risorse».

Voglia di cambiamento

Un’altra persona attenta alle fasce più fragili è suor Paola, ospite illustre di Simona Ventura a Quelli che il calcio, tifosa sfegatata della Lazio, direttrice di una scuola elementare impegnata in diversi progetti educativi e sociali nella capitale, afferma: «Secondo me Alemanno ha vinto perché la gente ha bisogno di cambiamenti. E questa voglia di cambiamento a mio avviso ha vinto su qualsiasi valutazione relativa alla competenza. Io non sono un politico, ma guardo, osservo. E sono sicura che se Alemanno manterrà quanto promesso le cose andranno sicuramente molto meglio: le ragazze, i ragazzi, i bambini saranno più sicuri. Comunque vedremo. Io starò a guardare. A Rutelli a sua volta auguro di star bene negli ambiti in cui il suo partito deciderà di collocarlo». Che Roma avesse bisogno di cambiare lo aveva detto in una intervista a Tempi anche Enrico Montesano, attore e celebre comico della Capitale. «A Roma – aveva affermato – io ci vivo tutto l’anno e voglio che le cose funzionino. Grazie per l’estate romana, ma a me interessa l’inverno romano. Quindi meno notti bianche e più asfalto buono su queste strade piene di buche». Ora che un sistema di potere lungo quindici anni è crollato, le buche si vedono anche ad occhio nudo. Ora spetterà al generale inverno non deludere le speranze del suo esercito. E di tutti quelli che sperano in questo cambiamento. Mentre Rutelli, Veltroni e compagnia si trovano a dover sbrogliare la matassa di un Partito democratico aggrovigliato su se stesso.

Fonte: http://www.tempi.it/interni/00969-l-impresa-di-walter

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